martedì 14 luglio 2020, Aggiornato alle 12:48
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Processo Dina Dore. La Difesa: «Stefano Lai è un testimone falso. Rocca è innocente»

Processo Dore, la requisitoria dell'avv. Lai (© foto S.Meloni)
Processo Dore, la requisitoria dell'avv. Lai (© foto S.Meloni)
Francesco Rocca con l'avv. Mario Lai (© foto S.Novellu

Francesco Rocca con l’avv. Mario Lai (© foto S.Novellu

«Rocca è innocente, ma deve chiedere scusa alla memoria della moglie»

Una requisitoria, quella di oggi, che ha messo in discussione i movimenti del super teste nel giorno del delitto.

La voce dell’avvocato Mario Lai rimbomba in tutta l’aula del Tribunale nel secondo giorno della sua arringa difensiva: «Stefano Lai è un personaggio falso e i suoi movimenti riferiti per il giorno del delitto sono altrettanto falsi».

Gli elementi su cui punta la Difesa sono due: dimostrare che il delitto della Dore in realtà è avvenuto nel corso di un tentato sequestro finito male (tesi già avvalorata dal collega, l’avvocato Angelo Manconi) e che Stefano Lai, considerato il super testimone del processo  finora ha mentito su tutti i fronti.

Lai ricostruisce la dinamica dell’omicidio: «il famoso 26 marzo 2008 Dina non viene uccisa alle 18.30 come fin ora è stato sostenuto – in una giornata primaverile, quando c’è piena luce, davanti ad una strada nella quale è sempre presente un via vai di persone e di vicini di casa» afferma Lai e prosegue: «Dina, una volta che è entrata nel garage con la propria Fiat Punto è seguita immediatamente dal suo carnefice. Questo, con ogni probabilità, una volta nel locale ha aperto lo sportello della macchina e ha trascinato fuori Dina. A questo punto  tra i due c’è stata una collutazione. Questo si evince dal fatto che Dina sembra essersi difesa istintivamente colpendo l’intruso con la propria borsetta, della quale si è lacerata la tracolla dopo aver sbattuto in un pilastro di cemento situato dalla parte opposta rispetto all’andito, in direzione del quale la vittima si sarebbe diretta in un disperato tentativo di fuga e dove sarebbe stata raggiunta e trascinata via per essere caricata dentro il bagagliaio della propria auto».

Subito dopo Lai parla dell’arma del delitto, lo strumento con il quale sarebbe stata uccisa Dina Dore.

«Chi ha seguito Dina non aveva intenzione di ucciderla ma probabilmente si è impacciato perché la donna lo ha riconosciuto».

Secondo la ricostruzione della difesa la povera donna sarebbe stata ferita dalla parte del sopracciglio destro con un paio di pinze che prese da uno scaffale del garage, ritrovate poi vicino alla Punto e già agli atti come prova di cui  lo stesso Avvocato in mattinata ha mostrato le foto.

Successivamente l’assassino avrebbe preso, sempre da quello scaffale, il nastro adesivo con il quale è stata avvolta la vittima.

«Dina non sarebbe morta subito e questo si evince dalle tracce ematiche trovate in diversi punti delle pareti del garage, segno di una persona che, per quanto stia per morire, si muove ancora».

Infine: «l’assassino sarebbe fuggito dal garage attraverso la serranda aperta perché come riferiscono diverse testimonianze in fase processuale, si distinguevano chiaramente il pianto della bambina e il vociferare di voci  che non si sarebbero mai sentite con la serranda abbassata».

Lai, infine, si sofferma sulla figura del super teste.

«Stefano Lai, ha mentito su tutti i fronti – ribadisce l’avvocato – perché non è vero come si evince dai verbali della Polizia, dove è scritto che lo stesso, il pomeriggio del delitto si trovava a Fonni per la revisione della propria auto (tesi sostenuta anche dal padre Antonio Lai), revisione fatta invece la mattina a Gavoi. Così come durante il «pomeriggio, dalle 15,00 alle 19,00,  Stefano Lai si trovava sempre in paese e questo si evince dal fatto che anche se lui non avrebbe mai risposto al telefon, gli sms ricevuti sono stati agganciati dalle celle di Gavoi».

«Allo stesso modo, in realtà, Lai non si sarebbe trovato al bar Sedda, prima delle 20,00, come ha sempre sostenuto (ci sono testimonianze che lo provano) ed è sempre Lai ad aver inviato un sms alle 19 e 47 a  Contu che avrebbe immediatamente richiamato l’amico per dirgli  che Dina era sparita e questo smentirebbe il fatto che lo stesso Contu il giorno prima avrebbe detto a Lai di non cercarlo il pomeriggio seguente». Infine Lai conclude chiedendo l’assoluzione di Rocca e dicendo ai giudici: «questo uomo è innocente ma è indubbio che deve chiedere scusa alla memoria della moglie»

Lai parla di una serie di contraddizioni processuali smentite dal PM Danilo Tronci nella sua replica.

«Si vuole far passare un uomo innocente quando non lo è, ha precisato Tronci. Un uomo che definisce la figlia “burditta”, che il giorno della morte della moglie vedendo che questa non gli risponde al telefono non si preoccupa di dove possa essere finita ma una volta rientrato in paese se ne va al bar, un uomo che dice all’amante “tu non sai cosa ho fatto io per te”, dunque per questo motivo, conclude Tronci, io non ritratto ma confermo tutte le accuse fatte a Rocca».

Immediatamente le repliche la Giuria si è ritirata in Camera di Consiglio e la sentenza dovrebbe arrivare entro sabato e prima di Pasqua.

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