Prigozhin ferma la marcia su Mosca. Il Cremlino: “Andrà in Bielorussia”. La folla lo acclama in strada

Salvatore

Prigozhin ferma la marcia su Mosca. Il Cremlino: “Andrà in Bielorussia”. La folla lo acclama in strada

domenica 25 Giugno 2023 - 10:48

Il leader del gruppo paramilitare Wagner Evgenij Prigozhin ha accettato nella serata di ieri di interrompere la marcia che i suoi mercenari hanno intrapreso diretti verso Mosca, capitale della Russia, dopo un colloquio telefonico con il leader bielorusso, Aleksandr Lukashenko.

Prigozhin, riferisce l’agenzia di stampa “Tass”, avrebbe accettato la proposta di Lukashenko di interrompere la marcia contro la capitale russa, obiettivo finale della rivolta armata messa in atto da ieri dai suoi mercenari. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della leadership bielorussa, i negoziati tra Lukashenko e Prigozhin sono durati tutto il giorno. Di conseguenza, riferisce l’ufficio stampa della leadership di Minsk, Lukashenko e Prigozhin “sono giunti ad accordi sull’inammissibilità di scatenare un sanguinoso massacro.

Prigozhin ha ordinato ai combattenti del gruppo paramilitare, che stavano avanzando su Mosca, di fare dietrofront e tornare alle loro basi per evitare ulteriori spargimenti di sangue. “Rendendoci conto di tutta la responsabilità per il fatto che il sangue russo verrà versato su uno dei lati, schieriamo le nostre colonne e volgiamo nella direzione opposta verso le nostre basi”, ha detto Prigozhin. Sembra concludersi così la marcia che i mercenari del gruppo Wagner hanno intrapreso da ieri alla volta di Mosca. Prigozhin ha detto che “i suoi combattenti sono avanzati sino ad arrivare a meno di 200 chilometri da Mosca nelle ultime 24 ore”.

Prigozhin andrà in Bielorussia e l’accusa di incitamento all’insurrezione armata contro di lui verrà fatta cadere. Lo ha riferito ieri il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, dopo la mediazione esercitata dal leader bielorusso. L’accordo raggiunto prevede il ritorno dei mercenari del gruppo Wagner ai loro campi. Coloro che lo vorranno, potranno firmare contratti con il ministero della Difesa russo, a patto che non abbiamo preso parte al tentativo di insurrezione. Quelli che invece lo hanno fatto non saranno comunque perseguiti penalmente, alla luce dei loro meriti guadagnati sul fronte. Quello che è accaduto “in nessun caso” avrà un impatto sul corso dell’operazione militare speciale in Ucraina, la quale “continua”, ha specificato Peskov. Il portavoce del Cremlino ha aggiunto che cambiamenti di personale all’interno del ministero della Difesa sono appannaggio esclusivo del comandante in capo delle forze armate, vale a dire il presidente Vladimir Putin. Per questo motivo, eventuali sostituzioni al dicastero non potevano essere oggetto di negoziato con il gruppo Wagner.

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