Barbara Figus (PdF Sardegna): si dia più spazio ad aiuti e sostegno di famiglie e giovani coppie in difficoltà
Il Popolo della Famiglia Sardegna interviene in merito al “Sardegna Pride”, la manifestazione svoltasi il 2 luglio scorso per le vie centrali di Sassari. Barbara Figus, coordinatrice regionale del Popolo della Famiglia, ha dichiarato: «Il nostro movimento politico è e sarà sempre per la libertà di espressione, anche se le rivendicazioni delle associazioni Lgbt non ci hanno mai trovati d’accordo. Ciò detto, crediamo tuttavia che il Comune di Sassari e l’Università degli Studi di Sassari dovrebbero evitare di dare il pieno sostegno a manifestazioni che rivendicano, per esempio, espressamente la genitorialità per persone dello stesso sesso e l’adozione di bambini che hanno il sacrosanto diritto e bisogno di crescere serenamente con una mamma e un papà. Anche l’idea, lo abbiamo ribadito tante volte, di voler definire erroneamente “matrimonio” quella che è semplicemente un’unione civile tra due persone omosessuali, crediamo non debba essere sponsorizzata a livello pubblico. L’articolo 29 della Costituzione Italiana parla chiaro e ci ricorda sempre, e in maniera chiara e netta, che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».
«Per tutte queste ragioni, crediamo sia un grave errore che simili manifestazioni ricevano il patrocinio dal Comune di Sassari o dall’Università turritana. Una manifestazione come il pride sardo che ha, tra gli altri, nei suoi scopi, lo sdoganamento di una pratica inumana e sempre più diffusa come l’ “utero in affitto”, in cui le donne, quasi sempre povere, sono sfruttate, e i bambini sono trattati come merce, non dovrebbe ricevere nessuna approvazione degli enti pubblici che, così facendo, sembrano voler condividere la diffusione di simili idee. Dispiace – prosegue Barbara Figus – che il Comune di Sassari e un istituto formativo di rispetto come l’Università, diano con tanta facilità il patrocinio a simili iniziative senza controllare quali messaggi vengano rivendicati e portati avanti dagli organizzatori. Siamo sempre più convinti che se il comune vuole dare un aiuto concreto, dovrebbe darlo innanzitutto alle famiglie, soprattutto quelle che trovano serie difficoltà ad arrivare alla fine del mese in un momento emergenziale come quello che stiamo vivendo, agli anziani, ai più sofferenti o alle giovani coppie che desiderano mettere su famiglia».
