domenica 27 settembre 2020, Aggiornato alle 20:42
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Italia: Governo salvo, Conte e PD frenano il rimpasto

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Il voto al Senato su Bonafede prova che la minaccia di Matteo Renzi di aprire una crisi di governo è sempre stata un’arma spuntata. Nei corridoi di Palazzo Madama questo mormorano Dem e Cinque stelle: Giuseppe Conte vada avanti a governare l’emergenza, senza temere le intemerate di Iv. E niente rimpasti, aggiungono dal Pd. Non è un dossier ad ora sul tavolo, confermano da Palazzo Chigi. E aggiungono che domani il premier potrà andare in Parlamento per l’informativa sulla fase 2 con una relativa tranquillità. Fiducia, coraggio, responsabilità, saranno i tre concetti che Conte sottolineerà nel suo discorso, rimarcando che il Covid-19 non è sparito ma che il governo ha l’obiettivo del “rischio calcolato”. Se è davvero pace o tregua fragile con Iv si vedrà. Ma, sottolineano i renziani, Maria Elena Boschi, plenipotenziaria di Renzi nella trattativa con Conte, porta a casa due risultati importanti: aver dimostrato che i “responsabili” in grado di sostituire i senatori di Iv in maggioranza “non esistono” e aver incassato l’impegno a portare in Cdm il Family act e il “piano shock” per i cantieri.

Oltre a – ma questo si vedrà più avanti – qualche presidenza di commissione quando nei prossimi mesi dovranno essere riassegnate (si citano Annibali alla Giustizia e Marattin alla Bilancio), voce in capitolo nelle prossime nomine e, se si aprirà davvero la partita rimpasto ora osteggiata dai vertici Pd, un posto da ministro (“non chiediamo sottosegretari”) per la stessa Boschi o, più probabilmente, Ettore Rosato. Martedì sera, nel colloquio a Palazzo Chigi con Boschi, Conte – raccontano – lo ha detto chiaro e tondo: se votate la sfiducia a Bonafede, si apre la crisi di Governo. Il premier lo dimostra presentandosi in Aula al fianco del ministro al momento della replica sulla sfiducia. A Renzi concede la commissione sulla prescrizione annunciata da Bonafede, nella quale Iv indicherà un parlamentare e Giandomenico Caiazza, presidente delle Camere penali. Oltre a l’impegno su family act e cantieri. «Abbiamo dato l’ennesima prova di disponibilità, vediamo come se la gioca», dicono da Iv. «Ma è straordinario essere stati decisivi». Insomma, Renzi «non apre la crisi ma continua a logorare”» è sempre stato quello il suo gioco, commenta un senatore Pd. «Non c’è un governo alternativo e non vuole andare a votare. Ha avuto tre giorni di visibilità, è il massimo che poteva ottenere». I I Dem aggiungono anche che la maggioranza ha dato una prova di compattezza. Ma resta vero che la maggioranza al Senato è sul filo. E un altro senatore è più realista: «È un governo che sopravvive, da sempre. Se il contagio da Covid tornerà a crescere o la crisi si avviterà, non so se riuscirà a reggere». La prossima prova è già vicina: tra Pd e Leu da un lato e il M5s dall’altro cresce la tensione sul decreto sulla scuola, che slitta alla prossima settimana. I cinque stelle difendono Azzolina che vuole fare il concorso per insegnanti, mentre Pd e soprattutto Leu chiedono di cambiare le regole, causa emergenza. In vista c’e’ il grande snodo degli aiuti Ue. Il muro del M5S sul Mes al momento regge e Conte in queste ore si sta giocando tutte le sue carte per ottenere che una buona parte del Recovery Fund sia fatto di trasferimenti a fondo perduto e non di prestiti, come intimato dai falchi del Nord. La sponda franco-tedesca è cruciale, mentre l’ombra di una vigilanza dell’Ue sulle politiche di rilancio non spaventa il premier.

«Noi siamo sulla stessa linea, vogliamo investimenti, riforme, sburocratizzazione», spiegano a Palazzo Chigi. Ma il rischio che la partita “congressuale” nel M5S si incroci con quella sugli aiuti Ue e’ alto. Nel Movimento c’e’ una nuova fibrillazione pre-Stati generali, forse alimentata dalle mosse del Movimento in vista delle Comunali 2021 a Roma, forse anche dalla recente risalita nei sondaggi di Luigi Di Maio. E, parallelamente, a molti nel M5S non è sfuggito il recente “attivismo mediatico” di Roberto Fico. Mentre su Alessandro Di Battista pende la spada di Damocle dei gruppi parlamentari, tra i quali è visto come un corpo estraneo.

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