domenica 20 ottobre 2019, Aggiornato alle 22:40
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Nuoro. Degrado e periferia. Un ambientalista riflette: cosa intende fare l’amministrazione?

Panoramica di Nuoro da Sant'Onofrio (foto S.Novellu)
Panoramica di Nuoro da Sant'Onofrio (foto S.Novellu)

Aree verdi, piste ciclabili, isole pedonali, orto botanico e tante altre soluzioni mai prese in considerazione

«É apparso qualche settimana fa su Whatsapp un breve racconto di un cittadino di Nuoro che descriveva la tristezza di una periferia della nostra città, dei suoi palazzi grigi proiettati verso Prato Sardo quasi volessero scappare, della tristezza di una via con macchine parcheggiate ovunque, storte, abbandonate in maniera selvaggia. Evidenziava la solitudine di un passante che sembrava vagare più che passeggiare, una descrizione certo un po’ parossistica ma non molto distante dalla realtà». A parlare è Pier Luigi Meloni rappresentante Legambiente Doradilla – Nuoro che fa una riflessione sulla periferia della città, invivibile a detta di tanti cittadini e si chiede come l’amministrazione nuorese intenda recuperare questo spazio urbano.

«Ora, pare che il comune sia in grado di spendere circa 18 milioni di euro per il recupero delle periferie. Una buona notizia, certo: ma come verranno spesi?»

«In un periodo in cui tanto si è disquisito di Nuoro capitale della cultura per essere stata tra le dieci finaliste, e per cui tutti abbiamo fatto il tifo, in quanto poteva essere un formidabile strumento di rinascita e di crescita, allo stesso tempo vogliamo mettere l’accento sul fatto che non si parli solo di cultura in senso letterario o musicale, ma si parli anche di cultura ambientale, parola che è spesso dimenticata o distorta. Una crescita culturale della città non può prescindere da una crescita ambientale, da scelte corrette che un’amministrazione illuminata dovrebbe fare. Ed è per questo che vogliamo porre l’accento su un consapevole recupero delle periferie, ma anche della riqualificazione dell’intera città.

Integrare nel tessuto urbano i tanti spazi verdi incolti e abbandonati trasformandoli in tanti piccoli parchi urbani, porterebbe ad avere un aspetto della città molto più gradevole, non più grigi palazzi solitari spersi nel degrado. Ed è per questo che chiediamo all’amministrazione di ripensare alla destinazione dell’area del Pino di Grazia Deledda ove sorgeva il vivaio della forestale, che pare essere destinato a sede della scuola. Perché non pensare che possa diventare un orto botanico delle specie mediterranee e sarde in particolare? E perché non pensare a ubicare la scuola forestale nella sede più consona del monte Ortobene, in cui peraltro vi è una struttura già quasi pronta e che è stata a lungo indicata come sua destinazione?

«E perché non parlare anche delle piste ciclabili? Non vi è stato finora alcun progetto in merito, i discorsi sulla mobilità sono stati sinora improntati solamente ad una visione “macchinocentrica”, quasi che qualsiasi altro argomento fosse solamente perdita di tempo; per non parlare della mancanza di spazi per i bambini, se non relegati in luoghi ristrettissimi. Non parliamo poi delle isole pedonali, mettere al centro quelle zone, vedi corso Garibaldi, che dovrebbe essere il cuore storico, rispettato, dalla città. Si deve ripensare ad una città non più solamente a misura di automobile me restituita anche alla disponibilità di quella parte della citta, bambini, anziani e tutti coloro che la vogliono vivere in un modo diverso, più ecologico.

Si dovrebbe partire da una visione di questo tipo per poter seriamente parlare di cultura ambientale, per non riempirsi sempre la bocca di parole vuote, come sinora si è fatto, lasciando nei fatti la nostra città nell’abbandono che inesorabilmente conduce al degrado».

 

 

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