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“Fanno cartello su prezzi del latte”: i pastori contro gli industriali

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La protesta dei pastori sardi. ANSA/FABIO MURRU

Il ricavi, così, non coprono neanche i costi, a rischio 12mila allevamenti

Quelli di questi giorni  sono soltanto gli ultimi episodi di una lotta che in Sardegna dura da anni. Dopo le strade e le piazze dei paesi, le proteste hanno spesso preso di mira il palazzo della Regione, a Cagliari. In un’occasione era scoppiata anche una guerriglia tra manifestanti e forze dell’ordine con feriti e arresti. Una vertenza che riguardava, però, non solo il prezzo del latte ma anche gli aiuti economici alle campagne e agli allevamenti in ginocchio per Lingua blu, siccità o piogge. Ora la protesta è riesplosa, a due settimane dalle elezioni regionali, per contestare il prezzo, 60 centesimi, pagato dagli industriali.

“La situazione proposta finora – ha tuonato la Coldiretti nei giorni scorsi – è insostenibile e rappresenta una situazione di cartello”. L’accusa degli allevatori: “Il costo di vendita – dicono – non copre le spese di produzione”.

Risultato: aziende alla fame con almeno 12mila allevamenti di pecore a rischio. E tante azioni dimostrative per chiedere che il latte salga di prezzo, almeno ad un euro più IVA.

Le trattative tra associazioni (in rappresentanza del mondo delle campagne) e industriali, promosse dalla Regione, sono riprese giovedì scorso con un lungo incontro a Cagliari. Che, però, nonostante qualche apertura non ha portato alla definizione di un prezzo minimo. La riunione è stata rinviata a mercoledì prossimo. Nel frattempo la Coldiretti – che proprio oggi ha annunciato che non parteciperà più al tavolo – ha messo in moto i suoi legali. «Ci rifaremo all’art. 62 della legge 1 del 2012 in cui sono previste sanzioni oltre i 3 milioni – spiega il presidente regionale Battista Cualbu – il comma 2 vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio, qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione»

 

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Da nord a sud, intanto, nell’Isola non si placa la protesta dei pastori, da giorni sul piede di guerra per il prezzo del latte venduto alle aziende casearie a un costo ritenuto troppo basso. Anche oggi, dopo le proteste di ieri, la rabbia degli allevatori si è riversata sulle strade, per poi proseguire con due clamorose azioni: l'”assalto” di un noto caseificio di Thiesi, una delle più grandi industrie del settore caseario sardo che esporta formaggi in tutto il mondo, e il blocco ai cancelli del centro sportivo del Cagliari, ad Assemini (ad una ventina di chilometri dal capoluogo) dove i calciatori e l’allenatore Maran, in procinto di partire per Milano, sono stati bloccati e “invitati” a non giocare domani sera con il Milan, in segno di solidarietà e per dare una grande visibilità alla protesta.

Il sabato di lotta era cominciato alle prime ore del mattino. Sulla Statale 131, la principale arteria sarda che collega Cagliari con Sassari, centinaia di manifestanti hanno bloccato il traffico in entrambe le direzioni all’altezza di Giave. Altri blocchi stradali si sono registrati nel Nuorese e in Ogliastra, in particolare sulla Statale 125 nei pressi di Cardedu, e sulla Ss 129 a Orotelli.

Lunghe code di auto, qualche protesta ma anche tanta solidarietà da parte degli automobilisti. La protesta si è poi spostata a Thiesi, dove decine di pastori hanno manifestato davanti allo stabilimento caseario e agli uffici dell’azienda, scagliando il latte contro i muri perimetrali e le vetrate, sfondate da alcuni contestatori con dei bidoni da 50 litri svuotati poi all’interno degli uffici. Poco prima i pastori avevano bloccato una cisterna lungo la strada, a poche centinaia di metri dal caseificio, sversando sull’asfalto 30mila litri di siero di produzione del latte, controllati a vista da Polizia e Carabinieri in assetto antisommossa.

Quasi in contemporanea un gruppo di allevatori del sud Sardegna si è presentato ad “Asseminello”, dove si allena il Cagliari, sistemando le auto davanti all’ingresso, e ha chiesto di parlare con i giocatori e la società. C’è stato un lungo tira e molla con i pastori che chiedevano alla squadra di non giocare con il Milan.

«Così – ha detto uno degli allevatori – sui giornali ci sarà scritto partita rinviata non per neve o pioggia, ma per protesta contro gli industriali che fanno cartello». Poi la situazione si è sbloccata ed i calciatori – con in testa il capitano Ceppitelli, Joao Pedro, i sardi Barella e Deiola – hanno voluto dimostrare la loro solidarietà con i pastori rovesciando con un gesto dimostrativo alcuni bidoni di latte. Solo allora gli allevatori si sono fatti da parte e hanno consentito alla squadra di uscire dai cancelli e di avviarsi verso l’aeroporto.

 

1 Response

  1. Girolamo

    Gli economisti dovrebbero spiegare perche in Italia il formaggio olandese o tedesco costa meno e il nostro formaggio locale che fanno sotto casa nostra debba costare di più! C’è qualcosa che non va e che io non capisco ma secondo me quel latte non è bianco, e rosso! è il sangue dei lavoratori della pastorizia della Sardegna!! Salvate la nostra cultura agroalimentare, cavolo consumiamo prima i nostri e poi si importa dall’estero e se non è possibile vendete lo schifoso masdammer a 30 € al chilo!

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