Nuoro. Processo Fronte Legionario Sardo: infiltrati e doppi giudizi al centro dello scontro in aula

Salvatore

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Nuoro. Processo Fronte Legionario Sardo: infiltrati e doppi giudizi al centro dello scontro in aula

venerdì 03 Luglio 2026 - 11:02
Nuoro. Processo Fronte Legionario Sardo: infiltrati e doppi giudizi al centro dello scontro in aula

Un aula del tribunale di Nuoro (foto S. Meloni)

NUORO –  Entra nel vivo a Nuoro il processo in Corte d’Assise contro il presunto Fronte Legionario Sardo, l’organizzazione finita nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. L’inchiesta, condotta dai carabinieri del Ros, aveva inizialmente delineato un quadro accusatorio molto ampio: dall’associazione con finalità eversive e di riorganizzazione del partito fascista (accusa poi riconfigurata in apologia) fino a episodi di incendi, attentati e minacce.

Gli avvocati Margherita Baragliu e Rinaldo Lai

La strategia degli avvocati difensori Margherita Baragliu e Rinaldo Lai punta a smontare l’inchiesta partendo da tre punti chiave: il ruolo di un agente sotto copertura, la gestione dei registri della Procura e il rischio di processare due volte una persona per lo stesso reato. Nel procedimento sono imputati a vario titolo Angelo e Niccolò Sulas, rispettivamente di 31 e 26 anni, Ananio Manca di 43 anni, Federico Capra di 41 anni, Martino Manca di 37 anni, e Gian Piero Gusinu di 61 anni.

Il primo grande nodo riguarda un carabiniere del Ros che si era infiltrato nel gruppo. La difesa chiede di verificare se l’agente si sia limitato a osservare o se abbia spinto gli indagati a commettere reati, agendo come “agente provocatore”. Se così fosse, tutte le prove raccolte diventerebbero inutilizzabili, rendendo il processo non equo. Legata a questo c’è la protesta formale su come è stato registrato il fascicolo dell’infiltrato: l’iscrizione è avvenuta nel “modello 45”, un registro riservato ai fatti che non costituiscono reato. Secondo i legali, questa scelta avrebbe permesso di fare indagini invasive senza i controlli previsti dalla legge, mentre si sarebbe dovuto usare il classico registro degli indagati (modello 21) per garantire la massima trasparenza. Su questo specifico punto, la Corte ha già rigettato la richiesta della difesa di esibire la documentazione relativa al modello 45.

C’è poi il capitolo del “ne bis in idem”, il principio giuridico che vieta di giudicare due volte una persona per lo stesso fatto. L’avvocato Baragliu per  Ananio Manca ha chiesto l’immediato proscioglimento dell’imputato, ricordando che l’uomo è già stato assolto dal giudice Valentina Rostellato per l’incendio dell’auto di Augusto Sanna, avvenuto a Torpè il 16 gennaio 2020. Poiché lo stesso identico episodio è inserito nelle accuse di questo nuovo processo, la difesa contesta la duplicazione del giudizio.

Nel frattempo, la Corte d’Assise ha blindato la propria competenza territoriale, respingendo l’eccezione sollevata dall’avvocato Magliocchetti per la posizione di Federico Capra, giudicata tardiva. Per quanto riguarda invece le eccezioni sull’agente sotto copertura e sul principio del ne bis in idem, i giudici si sono riservati di decidere.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Lorenzo Soro, Gianluca Sannio, Margherita Baragliu, Rinaldo Lai, Angelo Manconi e Angelo Magliocchetti, mentre Luisella Pirisi e Giuseppe Casu sono costituiti come parte civile. Il processo riprenderà nelle prossime udienze, a partire dal 16 luglio con la nomina del perito, per fare chiarezza sui confini dell’attività sotto copertura.

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