NUORO – Il coraggio di andare avanti anche quando si diventa il bersaglio di qualcuno. È questo il cuore pulsante di Diario di un trapezista, lo spettacolo di Sigfrido Ranucci, prodotto da MISMAONDA che ha incantato, emozionato e coinvolto il pubblico del Teatro Eliseo e portato a Nuoro tramite l’associazione Intermezzo, registrando una vera e propria standing ovation in chiusura.
Un racconto intenso e civile che fonde parole e musica per offrire uno sguardo inedito sulla vita di un reporter costretto a prendere decisioni improvvise e decisive, confrontandosi quotidianamente con la complessità e le responsabilità del giornalismo d’inchiesta. Accompagnato dalle musiche originali del maestro Enrico Melozzi e dalla voce narrante di Stella Gasparri, Ranucci ripercorre sul palco gli incontri che hanno segnato la propria vita e, soprattutto, la propria. Figure apparentemente marginali che si rivelano decisive: dai vagabondi capaci di cambiare il corso di un’indagine ai tassisti che conducono a tesori nascosti, fino a persone comuni protagoniste di gesti straordinari.

Sigfrido Ranucci e l’attentato alle Torri Gemelle (foto S.Novellu)
Davanti alla platea di Nuoro, il giornalista ha lanciato un messaggio chiaro: il giornalista non deve essere pluralista, ma indipendente. Il monologo tocca i pilastri della propria attività professionale. Si parte dal 2005 con l’inchiesta documentario Fallujah. La strage nascosta, realizzata per Rai News 24, in cui ha denunciato l’utilizzo illegale di fosforo bianco da parte degli Stati Uniti contro la popolazione civile. Un’indagine in cui la fortuna ha giocato un ruolo chiave grazie all’incontro, sulle spiagge romane, con un vagabondo soprannominato “Vedo vedo”, che ha aiutato il reporter a capire come osservare e analizzare i video della RAI che riprendevano i bombardamenti sulla città irachena.

Sigfrido Ranucci all’Eliseo (foto S.Novellu)
Il viaggio nella memoria prosegue con il monumentale Crac Parmalat. Nel 2009, proprio grazie a un’inchiesta di Ranucci per il programma Report, è avvenuto il noto ritrovamento dei quadri nascosti da Calisto Tanzi, ex patron del gruppo agroalimentare. Le opere d’arte, stimate inizialmente fino a 100 milioni di euro, erano state acquistate con i soldi distratti agli azionisti e occultate prima del fallimento finanziario. Anche in questo caso, una svolta decisiva è arrivata dall’incontro, avvenuto a Parma, con un tassista, ex guardia del corpo di Tanzi, che ha rivelato i dettagli sugli spostamenti del tesoro. Un altro passaggio decisivo è stato il lungo scontro mediatico e giudiziario tra Matteo Renzi e il conduttore di Report, che continua a rappresentare uno dei capitoli più accesi nel dibattito sul rapporto tra politica e libertà d’informazione in Italia. Una tensione costante, alimentata da inchieste giornalistiche, commissioni di vigilanza e aule di tribunale. Il culmine delle ostilità risale al servizio di Report intitolato Babbi e spie del maggio 2021, incentrato sull’incontro segreto avvenuto in un autogrill di Fiano Romano tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini. Il colloquio era stato filmato di nascosto da una professoressa e trasmesso dal programma televisivo. Renzi ha fermamente contestato la legittimità della pubblicazione del materiale, ipotizzando una violazione del segreto di Stato, una tesi smentita poi dai giudici. La vicenda si è parzialmente chiusa con l’archiviazione decisa dal GIP, che ha confermato la correttezza dell’operato dei giornalisti di Rai 3.

Sigfrido Ranucci e gli effetti del fosforo bianco (foto S.Novellu)
Un percorso netto, non privo di ostacoli e tentativi di delegittimazione, come quando il lavoro del giornalista stava per essere affossato dal politico Flavio Tosi, successivamente condannato per diffamazione nei confronti di Ranucci il 30 settembre 2019. Lo spettacolo diventa così un’occasione per riflettere sui temi più urgenti dell’informazione contemporanea: la minaccia delle querele bavaglio e i limiti attuali alla libertà di espressione, condizionata oggi da diversi interventi legislativi, tra cui la riforma Cartabia. La parte finale della sua rappresentazione tocca la questione della Vigilianza Rai e le diverse diatribe avute con il senatore Gasparri all’interno di essa.
