La Sardegna del 1956 negli scatti di Jean Dieuzaide all’ISRE di Nuoro

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La Sardegna del 1956 negli scatti di Jean Dieuzaide all’ISRE di Nuoro

di Salvatore Novellu
venerdì 12 Giugno 2026 - 17:14
La Sardegna del 1956 negli scatti di Jean Dieuzaide all’ISRE di Nuoro

Jean Dieuzaide, Sardegna, 1956 (Archivio ISRE)

NUORO – Il Museo del Costume di Nuoro ha ufficialmente aperto le porte alla grande fotografia internazionale con l’inaugurazione, avvenuta ieri pomeriggio, della mostra YAN, 1956. Jean Dieuzaide e il suo viaggio in Sardegna. L’evento, promosso dall’ISRE, l’Istituto Superiore Regionale Etnografico, ha visto la partecipazione del nuovo presidente dell’ente Leonardo Moro, della curatrice Elisa Medde e di tutti gli organizzatori che hanno collaborato alla realizzazione di questo importante progetto espositivo. La rassegna, che rimarrà aperta fino al 15 settembre 2026, restituisce al pubblico un patrimonio straordinario, frutto del lavoro di ricerca e catalogazione svolto sul fondo fotografico del maestro francese conservato a Nuoro ormai da vent’anni.

L'inaugurazione della mostra di Yan (foto V.Piras)

L’inaugurazione della mostra di Yan (foto V.Piras)

Jean Dieuzaide, noto anche con lo pseudonimo di Yan, è considerato uno dei più importanti autori della fotografia francese del secondo dopoguerra. Nel suo repertorio si annoverano uno dei primi ritratti ufficiali del generale Charles de Gaulle in occasione della Liberazione di Tolosa nel 1944; Yan ottenne il Premio Niépce nel 1955 e i Premio Nadar nel 1961, oltre a essere uno dei fondatori dei Rencontres d’Arles nel 1970.
Nel corso degli anni Cinquanta, Yan ha attraversato la Francia e l’Europa meridionale, sviluppando una cifra stilistica fortemente legata alla fotografia umanista, costantemente attenta alla quotidianità e alle repentine trasformazioni sociali dell’epoca.
A distanza di settant’anni esatti da quello storico viaggio, su incarico dell’editore parigino Arthaud, per un volume intitolato Sardaigne, pubblicato nel 1957 con la cura di Antonio Borio e impreziosito dalla prefazione di Antonio Segni, all’epoca presidente del Consiglio della Repubblica italiana.

Jean Dieuzaide, raccolta del sughero, 1956 (Archivio ISRE).jpg

Jean Dieuzaide, raccolta del sughero, 1956 (Archivio ISRE).jpg

Il corpus di immagini in mostra si inserisce con assoluta coerenza nel repertorio dei grandi fotografi che hanno operato in Sardegna alla metà degli anni Cinquanta, offrendo costanti sintonie con i linguaggi visivi dell’epoca. Nel percorso espositivo è infatti possibile rintracciare temi e suggestioni analoghi a quelli documentati da altri celebri maestri: dai ritratti ambientati all’interno dei nuraghi che richiamano l’opera di Federico Patellani, alle scene dedicate ai pescatori, centrali anche nella produzione di Marianne Sin-Pfältzer. Non mancano i rimandi alle maschere del carnevale impresse nelle ricerche di Andreas Fridoni Bentzon, così come le figure degli anziani in abito tradizionale vicine alla sensibilità di Toni Schneiders, il bucato al fiume immortalato da Carlo Bavagnoli o i ritratti ambientati all’interno dei nuraghi di Federico Patellani.

Jean Dieuzaide, pescatori, 1956 (Archivio ISRE)

Jean Dieuzaide, pescatori, 1956 (Archivio ISRE)

Nonostante queste profonde sintonie tematiche con la fotografia documentaristica del Dopoguerra, Dieuzaide introduce nel racconto isolano elementi stilistici fortemente personali e innovativi, a partire da una vivacità dei sorrisi tutta sua che squarcia la severità tipica di molti ritratti dell’epoca. A questo si aggiunge un uso creativo e dinamico dei supergrandangolari, capace di dilatare gli spazi e ridefinire la prospettiva delle scene quotidiane. Sul piano dell’analisi storica, la mostra evidenzia chiaramente come si tratti di una rappresentazione della Sardegna parzialmente idealizzata, pensata per soddisfare l’immaginario dei rotocalchi e l’apparato iconografico di pubblicazioni a tema e delle guide turistiche del tempo; una narrazione visiva che cercava la purezza arcaica mentre, nella realtà dei fatti, il processo di modernizzazione economica e sociale dell’isola era già ampiamente in corso.

Un momento della mostra di Yan (foto V.Piras)

Un momento della mostra di Yan (foto V.Piras)

Tra le curiosità dell’allestimento la scelta curatoriale legata al trattamento dei materiali d’archivio, riscontrabile anche all’interno del catalogo della mostra. Nelle immagini a colori si è scelto infatti di non correggere le dominanti cromatiche causate dalle alterazioni che il tempo ha impresso sull’emulsione originale delle pellicole. Questa scelta è stata utilizzata dagli organizzatori a fini creativi, trasformando quelle stesse variazioni di colore negli sfondi che ritmano l’intero spazio espositivo del museo nuorese.

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