Dall’altare al compasso: a Nuoro il Risorgimento scomodo di Asproni

Salvatore

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Dall’altare al compasso: a Nuoro il Risorgimento scomodo di Asproni

martedì 19 Maggio 2026 - 08:26
Dall’altare al compasso: a Nuoro il Risorgimento scomodo di Asproni

Giorgio Asproni e Annico Pau

La città di Nuoro è stata nei giorni scorsi il fulcro del dibattito storiografico nazionale con il grande convegno dedicato alla figura di Giorgio Asproni, che si è svolto venerdì 15 e sabato 16 maggio presso l’auditorium della biblioteca Satta. L’evento, promosso dalla Fondazione Asproni, ha avuto l’obiettivo di approfondire la ricerca scientifica e favorire un passaggio di testimone verso le nuove generazioni, coinvolgendo non solo accademici di fama provenienti dalle università italiane, ma anche ricercatori, sociologi, registi e gli studenti del liceo Asproni di Nuoro. Questo incontro ha rappresentato un momento importante per fare il punto su una delle figure più lucide e coerenti del panorama politico sardo e nazionale. Il programma della due giorni ha esplorato l’attualità del pensiero dell’intellettuale di Bitti, uomo di spicco del Risorgimento italiano, attraverso un confronto serrato tra i pionieri degli studi asproniani e gli storici contemporanei più rilevanti. Un momento significativo delle giornate è stato la premiazione dei liceali che hanno partecipato al concorso indetto dalla Fondazione, a sottolineare l’importanza di mantenere vivo l’interesse dei giovani per la storia locale e nazionale. La rilevanza di Asproni è testimoniata dal tributo eccezionale che ricevette alla sua morte, quando il Parlamento proclamò il lutto ufficiale e dispose esequie di stato, un onore che prima di allora era stato concesso esclusivamente a figure del calibro di Cavour e Rattazzi, entrambi già alla guida del Governo.

La vita di Giorgio Asproni è stata guidata dal principio di coerenza espresso nel celebre epitaffio “Non Flectar“, un monito che ha trasformato persino il suo funerale in un evento politico di portata storica. I suoi scritti, tra cui il prezioso diario politico e il vasto epistolario, costituiscono oggi una fonte primaria imprescindibile per chiunque voglia comprendere le dinamiche del XIX secolo. Pur impegnato in una battaglia di respiro nazionale per l’Italia, Asproni non ha mai scisso il destino dell’Isola da quello del Paese, teorizzando per primo la necessità dell’autonomia regionale come condizione essenziale affinché l’Unità avesse un reale significato per la Sardegna. Restano celebri i suoi sforzi parlamentari per dotare Nuoro del telegrafo e i suoi interventi tecnici e politici su miniere, ferrovie e infrastrutture agricole, segnando un solco profondo nello sviluppo sociale ed economico del territorio.

In questo ricco contesto si è inserito l’atteso contributo di Annico Pau, presidente dell’Associazione Mazziniana di Nuoro, che è intervenuto sul tema “Giorgio Asproni: dall’altare al compasso, la laicità come fondamento dell’impegno civile” proprio in occasione del 150 anniversario della morte del grande statista. La sua relazione ha proposto una rilettura ampia e articolata di uno dei protagonisti più originali, radicali e meno convenzionali del Risorgimento italiano, delineando il profilo di un ex sacerdote, deputato democratico, repubblicano, mazziniano, libero pensatore e massone. Asproni è emerso così come una figura capace di attraversare le grandi contraddizioni dell’Ottocento italiano mantenendo sempre una rigorosa coerenza morale e politica.

Il fulcro del discorso di Pau è risieduto nella ricostruzione del passaggio simbolico racchiuso nella formula “dall’altare al compasso“, che descrive l’evoluzione vissuta all’interno del clero fino alla scelta di una laicità intesa non come negazione della fede, ma come difesa della libertà di coscienza e dell’autonomia della politica da ogni forma di dominio religioso. L’anticlericalismo di Asproni non si traduceva infatti in ateismo o materialismo, ma nasceva da una ferma critica verso il clericalismo, i privilegi ecclesiastici e l’alleanza storica tra potere politico e potere religioso. Attraverso le pagine del suo Diario politico è emersa la voce di un uomo profondamente inquieto e insieme lucidissimo osservatore della società italiana postunitaria, un politico che vedeva nella laicità dello Stato, nell’istruzione popolare e nella partecipazione democratica le condizioni necessarie per il progresso civile. La sua battaglia si è rivolta con determinazione contro il trasformismo, il clientelismo e ogni compromesso con il potere, in nome di una concezione etica della politica che lo portò spesso all’isolamento.

Un ampio passaggio della relazione è stato inoltre dedicato al rapporto tra Asproni e la Massoneria, considerata non come semplice rete politica risorgimentale, ma come autentico luogo di educazione morale, libero pensiero e emancipazione sociale. In questa prospettiva, l’impegno massonico si è intrecciato saldamente con le sue grandi battaglie civili, quali il sostegno al matrimonio civile, la difesa della libertà religiosa, l’autonomia della Sardegna, la promozione dell’istruzione e la lotta contro la pena di morte, che il deputato definiva senza esitazioni un vero e proprio “assassinio politico”. L’oratore ha restituito in questo modo il ritratto di un protagonista del Risorgimento fuori dagli schemi tradizionali, un uomo severo e spesso scomodo, ma animato da una forte tensione ideale, la cui figura continua a interrogare il presente richiamando il valore della libertà di coscienza, della responsabilità pubblica e della laicità come fondamento di una democrazia autentica.

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