PECHINO – In un clima di solenne formalità e alta tensione geopolitica, Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati oggi nella Grande Sala del Popolo a Pechino. Si tratta della prima visita di un Presidente degli Stati Uniti in Cina dopo quasi nove anni, un summit costruito attorno alla necessità di stabilità in un momento di profonda incertezza globale, segnato dai conflitti in Medio Oriente e dalle dispute commerciali. Accolto da una parata militare e dal saluto dei bambini con le bandierine, Trump ha definito Xi “un grande leader”, ricambiato dall’invito ufficiale alla Casa Bianca per il prossimo 24 settembre.
IL CONFRONTO – LA “TRAPPOLA DI TUCIDIDE” E LA RICERCA DI STABILITÀ -Durante i colloqui, il leader cinese Xi Jinping ha evocato esplicitamente la “Trappola di Tucidide”, chiedendo se le due superpotenze siano in grado di superare le tensioni strutturali per evitare un conflitto che appare, storicamente, quasi inevitabile quando una potenza emergente minaccia il primato di una consolidata. “Possiamo creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi nazioni?”, ha chiesto Xi, proponendo una “stabilità strategica costruttiva” per i prossimi tre anni.
I DOSSIER – TRA ACCORDI ECONOMICI E CRISI INTERNAZIONALI -Sul tavolo restano tuttavia nodi complessi che mettono alla prova la diplomazia personale dei due leader. Se da un lato Trump preme per “aprire” ulteriormente la Cina alle aziende americane — accompagnato in missione da leader del tech come Elon Musk e Jensen Huang — dall’altro pesano i dossier su Taiwan, la guerra commerciale e il recente inasprimento delle sanzioni contro l’Iran. La delegazione americana, guidata dal Segretario di Stato Marco Rubio, cerca il sostegno di Pechino per convincere Teheran a recedere dalle sue posizioni nel Golfo Persico, definendo il rapporto con la Cina come la sfida geopolitica più importante della nostra epoca.
