Il valico del Brennero è diventato il centro di una mobilitazione massiccia che ha visto protagonisti oltre diecimila agricoltori italiani, tra cui una nutrita e determinata delegazione proveniente dalla Sardegna. Insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo, i rappresentanti delle campagne isolane hanno manifestato contro l’invasione di prodotti alimentari stranieri che minacciano la sopravvivenza delle aziende locali. La protesta si concentra sul transito quotidiano di migliaia di tonnellate di merci, dalle cosce di prosciutto alle cagliate destinate alle mozzarelle, fino al latte liquido e ai cereali, che alimentano inganni commerciali e schiacciano i redditi dei produttori, già provati dai rincari legati al conflitto in Iran e dalle difficoltà croniche dell’insularità. La presenza sarda, arrivata da ogni provincia, ha dato voce al disagio di chi vede quotidianamente svalutato il proprio lavoro a causa di prodotti che imitano l’eccellenza italiana senza possederne i requisiti.

Gli allevatori del Nuorese presenti alla mobilitazione hanno sottolineato come l’arrivo di materie prime estere travestite da prodotti nazionali finisca per abbassare drasticamente il valore del latte e dei formaggi sardi, rendendo quasi impossibile mantenere la competitività su un mercato globale sempre più aggressivo. Dal Nord dell’isola giunge invece un monito sulla morsa dei costi di produzione, aggravata da una carenza di controlli sull’origine delle merci che entrano nel Paese a basso costo. Questa preoccupazione è condivisa anche nel Centro e Sud Sardegna, dove si ribadisce che, nonostante l’impegno nel garantire tracciabilità e benessere animale, la mancanza di trasparenza nelle etichette impedisce al consumatore di distinguere la qualità autentica dalle imitazioni, penalizzando le aziende locali che operano nel pieno rispetto delle norme vigenti.
I vertici territoriali dell’organizzazione agricola hanno ribadito la necessità di regole uguali per tutti, denunciando il rischio sanitario legato all’importazione di materie prime provenienti da paesi che utilizzano sostanze chimiche vietate in Italia. I numeri che emergono dal valico altoatesino sono infatti allarmanti: dal Brennero transita circa l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane, pari a 1,1 milioni di tonnellate destinate a caseifici e industrie. A questo si aggiungono 560mila tonnellate di prosciutti freschi spesso commercializzati come italiani e milioni di tonnellate di grano, tra cui quello canadese trattato con glifosato, utilizzato per la produzione di pane e pasta. L’invasione riguarda anche patate, olio d’oliva, pomodoro trasformato e persino prodotti ittici come i calamari. Davanti a questa evidente distorsione del mercato, la Sardegna rilancia con forza la richiesta di una tutela concreta per il lavoro agricolo e di una chiarezza totale sull’origine di ogni alimento che giunge sulle tavole dei cittadini.
