Il Tribunale di Nuoro ha definito il procedimento giudiziario a carico di un 39enne nuorese, accusato inizialmente di una serie di gravi reati che andavano dallo stalking alla resistenza a pubblico ufficiale. All’esito del giudizio, la posizione dell’imputato è stata sensibilmente ridimensionata rispetto alle contestazioni originarie avanzate dalla Procura.

Gli avvocati Antonello Cao e Rinaldo Lai
L’uomo era chiamato a rispondere di quattro diversi capi d’imputazione: stalking (atti persecutori), resistenza a pubblico ufficiale, minaccia aggravata e porto abusivo di armi. Secondo quanto emerso durante le indagini, che avevano portato anche all’applicazione di una misura cautelare, i fatti contestati risalivano all’aprile del 2024, coinvolgendo minacce rivolte a privati cittadini e tensioni con le forze dell’ordine intervenute sul posto. Secondo le accuse originarie, l’uomo si era presentato presso l’abitazione di una donna minacciandola pesantemente mentre brandiva un bastone di legno e colpendo violentemente il cancello d’ingresso. In quel contesto, gli inquirenti avevano contestato anche il reato di resistenza, poiché l’uomo si sarebbe opposto con violenza ai Carabinieri intervenuti per identificarlo, proferendo frasi minacciose e tentando di strappare i verbali dalle mani dei militari. Mentre in altre occasioni attraverso telefonate o presenza fisica minacciava di morte i familiari della donna
SENTENZA E ASSOLUZIONI – CADONO LE ACCUSE DI STALKING E RESISTENZA – Il giudice ha però accolto parzialmente le tesi della difesa, rappresentata dagli avvocati Antonello Lai e Rinaldo Lai. Per quanto riguarda il reato di atti persecutori e quello di resistenza a pubblico ufficiale, l’imputato è stato assolto. Per quanto concerne l’accusa di minaccia aggravata, il reato è stato derubricato in minaccia semplice.
LA CONDANNA – PENA PECUNIARIA PER I REATI RESIDUI – In conclusione, l’uomo è stato condannato esclusivamente per i reati di minaccia semplice e porto di armi od oggetti atti ad offendere (un bastone di legno rinvenuto durante l’episodio di aprile). La pena inflitta è stata di 1.500 euro di multa, una sanzione considerata lieve rispetto al quadro accusatorio di partenza che prevedeva reati punibili con la reclusione.
