A Nuoro inaugurata la mostra dedicata ai bambini: “Don’t touch my children”

Sonia

A Nuoro inaugurata la mostra dedicata ai bambini: “Don’t touch my children”

martedì 10 Maggio 2022 - 10:26
A Nuoro inaugurata la mostra dedicata ai bambini: “Don’t touch my children”

La mostra Don't touch my children al Ferdinando Podda

La giornata di sabato 7 maggio è stata la tappa  dell’evento internazionale “Don’t touch my children”, voluto ed ideato da Seb Falchi e Nietta Condemi De Felice, patrocinato da Unicef Italia, Comune di Nuoro-Assessorato alle politiche sociali, Camera di Commercio, Museo Man, Istituto Comprensivo 1 Podda di Nuoro e dal museo MIDI di Norbello.

La prima parte dell’iniziativa si sarebbe dovuta svolgere all’aperto, con l’allestimento a terra del coloratissimo Photo Carpet, un tappeto di 130 metri lineari, inondato di fotografie di bambini, donate dai tanti artisti partecipanti, che sarebbe arrivato fino al museo MAN. Purtroppo la pioggia non ha permesso l’allestimento lungo il Corso Garibaldi ma la scuola primaria Podda, già coinvolta nell’evento, ha aperto le porte del suo caseggiato e permesso la realizzazione e la partecipazione dei bambini delle classi terza, quarta e quinta A, accompagnati dalle loro insegnanti. L’allestimento è stato accompagnato dalle note di “Zoombie” il brano dei Cranberries che parla di violenza, di madri dal cuore spezzato per la perdita dei propri figli. Gli alunni hanno inoltre collaborato a stendere il tappeto lungo tutto il corridoio, riempendo gli spazi appositamente lasciati bianchi, con scritte e disegni sulla pace. I recenti fatti dell’Ucraina hanno sensibilizzato i bambini sul tema della guerra e sulla situazione dei loro coetanei nei territori colpiti dalla guerra.

La mostra “Don’t touch my children” all’Istituto Podda

Seb Falchi e Nietta Condemi De Felice sono riuscite ad affrontare attraverso il linguaggio artistico temi sociali che toccano la collettività, immagini che suscitano emozioni, che toccano il cuore, immagini che non hanno bisogno di parole per essere lette e interpretate perché, come ha sottolineato nel suo intervento durante il convegno che si è tenuto nel pomeriggio, la dott.ssa Franca Carboni, neuropsichiatra e ricercatrice, attivano in ognuno di noi quello che viene chiamato “effetto specchio”.

La seconda parte della giornata infatti, quella scientifica, di ricerca, di riflessione si è tenuta nel pomeriggio presso la sala Convegni della Camera di Commercio di Nuoro, con la presentazione di un convegno dibattito pubblico al quale hanno partecipato diversi esperti. Il tema del dibattito è stato “La tutela dei bambini e degli adolescenti”, per indagare dalla radice i danni della violenza psicofisica del minore, per iniziare un percorso educativo di cambiamento che, partendo dalla famiglia – prima istituzione del bambino – lavori in sinergia con la scuola e tutte le istituzioni.

La mostra Don’t touch my children al Ferdinando Podda

Dopo i saluti da parte del sindaco, portati da Fausta Moroni, l’assessora ha sottolineato la sensibilità dell’amministrazione comunale ai temi della famiglia, dei minori, dei giovani adolescenti e di quanto ancora ci sia da fare, da realizzare per un progetto di città accogliente, inclusiva, che veda la famiglia e l’aiuto alla genitorialità al centro del dibattito politico.

L’intervento della dott.ssa Antonella Penati, Presidente dell’Associazione “Federico nel cuore”, è stato un pugno nello stomaco, un cazzotto in piena faccia: la dott.ssa Penati, Antonella, è la madre di Federico, un bambino di 8 anni, ucciso per mano del padre con 37 coltellate, durante un incontro protetto, nella sede della ASL di San Donato Milanese. La donna più volte aveva denunciato per violenza l’uomo, non le avevano creduto, l’avevano accusata di essere una madre alienante e ossessionata. Temeva per l’incolumità del bambino perché il compagno, per vendicarsi di lei, minacciava di ucciderlo. La più grave forma di vendetta nei confronti di una donna, si parla allora di figlicidio, un delitto che accanto al femminicidio è una piaga della nostra società. Le sue parole sono state chiare, è necessaria l’istituzione dell’art. 317 ter, una norma creata appositamente per garantire una maggiore protezione dei minori sia nei casi di separazioni con violenza intra-familiare, sia nei casi -che devono rimanere eccezionali- di affidamento dei minori a soggetti terzi/enti. In questo caso, la norma sancisce l’obbligo di protezione del minore, con responsabilità per la salute e l’incolumità fisica del minore in capo all’ente affidatario per tutto il tempo in cui è loro affidato. È intervenuta poi l’avvocata Cristina Franceschini, del Foro di Verona che ha parlato del ruolo dei Servizi Sociali, sottolineando che spesso c’è qualcosa che non funziona nel controllo sugli abusi sui minori e nella verifica dell’adeguatezza dei genitori a svolgere il loro ruolo. “Non si può fare d’ogni erba un fascio, ci sono servizi che funzionano bene ma troppe volte bambini sono stati massacrati, seviziati o uccisi da uno o entrambi i genitori o dal convivente senza che i servizi sociali fossero intervenuti pur essendo al corrente di certe situazioni. Oppure in altri casi sono intervenuti a sproposito, innescando quelle procedure che poi hanno portato all’allontanamento ingiustificato dei figli dalle loro famiglie”, ricordiamo i casi di Bibbiano. Famiglie che in realtà potevano essere aiutate a risolvere qualche criticità. È poi intervenuta la dott.ssa Franca Carboni, neuropsichiatra, ricercatrice e profonda conoscitrice dell’ambiente e della cultura del nostro territorio. La dottoressa Carboni ha parlato di “effetto Mirror”, un’attività di produzione o un comportamento, basati su un modello preesistente che si ritiene valido, nel nostro caso i modelli sono quelli offerti dalla famiglia, dalla scuola, dalla società, modelli che si cerca di eguagliare intenzionalmente o casualmente. La parola può avere sia valenza positiva che negativa, il bambino, sin dalla nascita ha capacità imitative ed è proprio con l’imitazione che acquista l’uso del linguaggio e si introduce nella cultura a cui appartiene. L’esposizione ad immagini positive, la cura del bello “Kantianamente” intesa, può avere effetti positivi sulla psiche, creare emozioni positive aiuta ad affrontare in modo diverso anche le problematiche della vita. La riproposizione di immagini negative al contrario scatena ricordi negativi e portatori di ansie e paure.

Si è parlato anche di società, di genitori, di genitorialità, di bullismo e cyberbullismo. A queste domande ha cercato di dare una risposta il dott. Gianfranco Oppo della Cooperativa LARISO, da sempre studioso delle problematiche sociali che attanagliano i nostri giovani. Attraverso l’attività dell’osservatorio territoriale sul bullismo, con gli interventi che lo hanno visto protagonista di tanti corsi per docenti e ragazzi, ha potuto constatare che i fenomeni non si presentano mai uguali, sono in continua evoluzione. Ciò che poteva essere valido 5 anni fa non lo è oggi, gli interventi devono essere guidati da figure professionali che conoscano non solo la teoria ma, ciò che più conta, l’ambiente in cui i fenomeni si manifestano. Ha citato l’esempio di una ricerca francese attraverso la quale il presidente avrebbe voluto migliorare, proporre o risolvere questioni legate al mondo giovanile. La messa in atto di un certo modello fu un fallimento perché, già solo nella città di Parigi, ciò che funzionava in un quartiere non aveva alcun effetto in un altro. Segno questo che gli interventi non possono essere calati dall’alto né tantomeno essere assegnati con una politica al ribasso, che vede assegnatari di importanti incarichi enti che, gestiti da lontano, non hanno a cuore il successo “formativo”, di rieducazione o di orientamento dei giovani del nostro territorio.

È stato poi il momento della Dirigente dell’Istituto Comprensivo 1 di Nuoro, rappresentante delle scuole storiche della città, specchio di quartieri diversi, crocevia di bambini provenienti da diverse realtà sociali, economiche e culturali. La scuola è la prima agenzia formativa per i bambini e i giovani preadolescenti, da sola però non può sopperire alle gravi situazioni che spesso investono gli alunni, ha sottolineato la prof.ssa Miria Cucca. «È importante che la scuola si relazioni costantemente con le famiglie e i servizi sociali, cercando di creare un solido legame che si sostanzia in un continuo e proficuo scambio di vedute». Altro problema rilevato è la difficoltà dei bambini a relazionarsi con i compagni e i docenti perché fino al loro ingresso a scuola non hanno mai ricevuto un no per risposta alle loro richieste. Sempre più spesso la scuola, nella figura dei docenti, dei collaboratori scolastici, della dirigente, si trova a dover intervenire in liti familiari, nella gestione di conflitti che non possono essere risolti senza l’intervento, anche culturale, sui genitori. I bambini riportano a scuola quanto vivono in famiglia, non hanno entusiasmo, vengono spesso accontentati troppo, anticipando addirittura i loro desideri, senza attesa, senza merito, senza regole, base fondamentale per la convivenza civile.

Infine i saluti dell’artista fotografa Seb Falchi, ideatrice del progetto: «Don’t touch my children è solo all’inizio, l’idea è quella di innescare una joint venture con i giovani, le amministrazioni comunali e gli artisti italiani per portare l’idea negli Stati Uniti.  Questo è solo il numero zero, la cartina tornasole per capire se la mia terra è pronta a fare un salto coraggioso e presentarsi ovunque con contenuti culturali importanti dei quali spesso non si tiene conto. In programma ci sono altre edizioni in Sardegna e non solo, un evento che non avrebbe potuto vedere la luce se non grazie alla sinergia di molteplici attori; chi ha creduto progetto e ha fatto sì che tutta questa bellezza accadesse, a partire da tutti i fotografi e vignettisti, Nietta, tutti i patrocinanti e partecipanti al convegno. Nonché lo staff che dietro le quinte ha lavorato sodo per comporre il meraviglioso puzzle artistico culturale». Anche la Falchi ha sottolineato il bisogno di ottimismo, di infondere il desiderio di un futuro buono da costruire tutti insieme.

Stefania Chisu

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