Oculisti, cardiologi, neuorologi, dermatologi, ginecologi e diabetologi. Sono i nuovi specialisti che arriveranno anche a occupare i posti vacanti nel distretto socio sanitario Nuorese.
.L’ASL n. 3,, infatti ha provveduto ad assegnare, tra dicembre 2021 e gennaio 2022, ore di specialistica ambulatoriale per le varie branche.
Nel frattempo è stata già inoltrata l’autorizzazione per poter procedere all’attribuzione di ulteriori ore, secondo la procedura della mobilità interaziendale e completamento orario, preliminare alla pubblicazione dei turni vacanti per il secondo trimestre 2022, da distribuire nei quattro Distretti Socio Sanitari, secondo le esigenze degli assistiti e le disponibilità degli specialisti. Anche in questo caso si tratta di un monte-ore importante, che contribuirà senz’altro a dare un po’ di ristoro alla medicina specialistica territoriale, obiettivamente in affanno, come nel resto d’Italia, a causa dei due anni di pandemia da Covid-19.
«La pandemia – dichiara il Direttore Generale dell’ASL n. 3, Paolo Cannas – ha accentuato le disuguaglianze e creato nuovi disagi; ha prodotto un disequilibrio dovuto alla centralizzazione delle politiche sanitarie per l’emergenza e ha messo in evidenza la necessità di avvicinare la sanità ai cittadini, potenziando i servizi di prossimità e la domiciliarità. Occorre ora riconfermare i principi di fondo: l’universalità e la gratuità della sanità pubblica per garantire un’assistenza sanitaria di alta qualità puntando su innovazione e sviluppo delle reti ospedaliera e territoriale che devono essere in stretta relazione tra loro».
Il Direttore Generale dell’ASL n. 3 ha sottolineato che «il Covid ci ha insegnato che il sistema per funzionare bene deve avere due polmoni, l’ospedale e il territorio: solo avvicinando l’assistenza ai cittadini fragili, ai cronici, grazie al contributo di diverse figure professionali accanto ai professionisti ospedalieri e ai medici di medicina generale, anche tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie, potremo evitare il ricorso a ricoveri non necessari, ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso e migliorare la risposta complessiva ai bisogni di salute».
