blioServizi da erogare, programmi da attuare e futuro dei lavoratori. Sono i dubbi che esprime il sindacato della Biblioteca Satta in una comunicato e in una conferenza tenutasi questa mattina.
«A quasi sei anni dall’approvazione della legge regionale di riforma degli enti locali il dibattito sul futuro della Biblioteca Satta si infiamma, in maniera spesso inesatta, sulla presunta dicotomia tra ente della Regione o degli enti locali, tra Fondazione o Consorzio, tra biblioteca cittadina o sistema territoriale» dice la RSU del Consorzio per la pubblica lettura.
Lo stesso sindaco ha denunciato che la Regione Sardegna non ha saputo gestire ill passaggio dal Consorzio alla fondazione della pubblica lettura rischiando un commissariamento che ha un inizio ma non ha un termine come è successo per altri enti, l’ultimo in ordine cronologico è l’ISRE ormai con un commissario liquidatore da ben due anni.
«La trasformazione in Fondazione per la Pubblica Lettura è un progetto che è diventato legge 3 anni fa ma la cui realizzazione pratica ancora non compare all’orizzonte. In mezzo ci sono 6 dipendenti e 9 operatori della cooperativa che non hanno alcuna possibilità fare previsioni sul proprio futuro lavorativo e professionale. Ci sono alcune aspetti che attendono una soluzione immediata: Come arriva la Biblioteca Satta al 2022? Con quali risorse finanziarie e umane? Come si arriverà alla Fondazione prevista dalla legge 10/21? Dove sono i bibliotecari e i funzionari del rilancio, visto che da febbraio 2022 non ci saranno più dipendenti in servizio in posizione direttiva e che da oltre vent’anni non si fa un’assunzione o una progressione verticale di carriera?», questi sono i dubbi che attanagliano i dipendenti. Una struttura che perde pezzi, infatti, l’ufficio amministrativo è stato smantellato, quello finanziario da marzo 2022 avrà un solo dipendente e l’unico funzionario bibliotecario rimasto andrà via fra 40 giorni. Dei 18 dipendenti presenti nel 2016 fra tre mesi ne rimarranno solo 6 (nessuno in carriera direttiva, compreso il dirigente, che ha un incarico a tempo determinato
«Nessuno, tra regione e enti locali, ha ad oggi indicato il ruolo che la Biblioteca Satta dovrà assumere nei servizi culturali e informativi della città e del territorio. Gli amministratori dei 27 comuni storici aderenti al Consorzio non possono che leggere passivamente le novità istituzionali di un ente al quale, responsabilmente, continuano a versare la quota annuale prevista in statuto».
Eppure, da quasi 2 anni, la Satta non ha alcuna crisi tecnica: procede a una progressiva digitalizzazione di collezioni e servizi, è stata tra le prime biblioteche italiane a riaprire al pubblico dopo il lockdown, ha immediatamente adeguato struttura e servizi alle norme anti-covid (compreso l’auditorium) , ha ripreso a fare formazione professionale costante per 50 operatori del territorio, partecipa (vincendo) a bandi di gara regionali e nazionali; il percorso formativo e professionale di 3 borsisti laureati ha avuto come esito la maturazione di 3 professionisti della comunicazione pubblica e, anche grazie a un positivo rapporto tra dipendenti, ente e rappresentanze sindacali, è stata impressa una forte accelerazione all’aggiornamento di regolamenti e accordi aziendali (Il DVR, il piano triennale sulla trasparenza, l’accordo decentrato sullo smart working, i sistemi di valutazione delle performance) .
«Interrompere questo circuito virtuoso sarebbe uno spreco. Ad oggi il Consorzio ha un orizzonte amministrativo di 6 mesi e dal gennaio 2022, senza un cambio di passo, non sarà possibile alcuna gestione dell’ente» conclude il sindacato.
