Femminicidio. Evangelista: “Palombelli ricordi il manifesto di Venezia contro il linguaggio discriminatorio”

Salvatore

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Femminicidio. Evangelista: “Palombelli ricordi il manifesto di Venezia contro il linguaggio discriminatorio”

venerdì 17 Settembre 2021 - 19:21

“Nel 2017 fu redatto il ‘manifesto di Venezia’, nel quale le giornaliste e i giornalisti si impegnavano al rispetto e alla parità di genere nell’informazione. In particolare il documento riponeva grande attenzione sull’uso consapevole e corretto del linguaggio che non deve mai ledere l’identità e la dignità femminile. Purtroppo non è quello che ha fatto Barbara Palombelli. Quella cui stiamo assistendo è un’autentica mattanza. L’ultima giovane donna vittima di questa inaudita brutalità aveva un bimbo piccolo e l’unica colpa di essere donna. I giornalisti hanno una responsabilità enorme di fronte all’opinione pubblica e non credo che un omicidio si possa giustificare in alcun modo, neanche cercando di minimizzare o normalizzare un conflitto uomo-donna. Un omicidio resta un omicidio e diventa femminicidio se il movente è il solo fatto di essere una donna”.

Il senatore M5s Elvira Lucia Evangelista

Il senatore M5s Elvira Lucia Evangelista

Lo afferma la senatrice del Movimento 5 Stelle Elvira Lucia Evangelista, vice presidente della commissione Giustizia dopo che la giornalista ha così commentato i recenti sette casi di femminicidio: “Questi uomini erano completamente fuori di testa, obnubilati, oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte?…. Una domanda che dobbiamo farci per forza”.

Le dichiarazioni della giornalista hanno scatenato una serie di reazioni sui social, fino alla richiesta di sospensione dalla conduzione del programma Mediaset., polemiche alla quali la Palombelli risponde: “La violenza familiare, il crescendo di aggressività che prende il posto dell’amore, l’incomprensione che acceca e rende assassini richiedono indagini accurate e ci pongono di fronte a tanti interrogativi. Quando un uomo o una donna non controllano la rabbia dobbiamo interrogarci. Stabilire ruoli ed emettere condanne senza conoscere i fatti si può fare nei comizi o sulle pagine dei social, non in tribunale. E anche in un’aula televisiva si ha il dovere di guardare la realtà da tutte le angolazioni”.

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