Incendi nel Montiferru: bilancio pesantissimo, si poteva fare di più?

Sonia

Incendi nel Montiferru: bilancio pesantissimo, si poteva fare di più?

martedì 27 Luglio 2021 - 12:46
Incendi nel Montiferru: bilancio pesantissimo,  si poteva fare di più?

Scano Montiferro, i danni dell'incendio (© foto S.Novellu)

Mentre ancora un Canadair sorvola i monti di Santulussurgiu e si riaccendono i fuochi tra Scano e Sindia, mentre ancora un odore di fumo impregna anche i nostri abiti, ci fermiamo un attimo e ci chiediamo che cosa è successo. Forse è il caso di aprire con le parole del Sindaco di Cuglieri Gianni Panicchi: «La comunità ed il territorio hanno subito un immenso disastro senza precedenti». Abbiamo gli anni sufficienti per ricordare quando, una notte d’estate del 1983, svegliati dallo scampanio della chiesa, salimmo sui monti per difendere Scano da un immenso rogo proveniente, come oggi, da Santulussurgiu. Ma dovemmo arrenderci. Eravamo degli omuncoli, con delle frasche, che tentavano di fermare fiamme alte dieci metri. Ci vollero molti anni perchè si ricostruisse il bosco sopra il Monte ‘e s’ozzu. Stavolta la catastrofe è molto più vasta. Il fuoco partito da Bonarcado, spinto da un violento scirocco, ha percorso chilometri e chilometri, 60 forse settanta, per spegnersi in riva al mare , sulla spiaggia di Porto Alabe.

Ventimila, forse trentamila ettari, un bilancio ancora da fare, in un incendio mai visto a memoria d’uomo. E lungo il suo percorso stragi di boschi, di animali, di aziende, di frutteti e oliveti. Già oliveti. La ricchezza della zona . «Parole che non avremmo mai voluto scrivere», scrivono affranti i fratelli titolari della ditta Peddio denunciando danni gravissimi dal valore inquantificabile. Dapertutto, da Bonarcado fino al mare, carcasse di animali gonfie e mostruose, stalle ed attrezzature bruciate, alberi già carichi di olive incenerirti.

Persino il millenario olivo di Cuglieri, quasi certamente defunto, nonostante l’intervento dell’illustre botanico Ignazio Camarda, che ha tentato di salvarlo. Un simbolo che scompare. Impressionante il clima, quasi di guerra, che si è creato, con il fuoco che si avvicinava pericolosamente all’abitato, per cui le periferie di Santulussurgiu, Cuglieri, Sennariolo e Scano sono state momentaneamente sgomberate. Immaginate la paura. A Cuglieri, alle 4 del mattino, 250 persone sono state trasferite a Bosa. Ora la domanda di prammatica è:si poteva evitare?. Sui social, c’era da aspettarselo, si scatena la ridda di condanne e di maledizioni verso i piromani, messo che siano loro i responsabili. Ma non serve a nulla. Serve invece chiedersi come mai il monte di Sant’Antonio, caro a macomeresi, non è andato in fumo. Non saranno forse stati utili i 13 chilometri di fascia antincendio realizzati a maggio dal Genio della Brigata Sassari? L’unica cosa di positivo che si è riscontrato e un immenso afflato di solidarietà. Barraccelli, vigili, forestali, volontari, sono accorsi da tutta la Sardegna. Ma forse si poteva fare di più. Qualche giorno fa, il sindaco di Macomer, quasi presago di sventure, chiedeva perché il numero di addetti di Forestas è andato assottigliandosi negli anni. La risposta è stata sconcertante: questioni di burocrazia. Poi qualcuno ci dice che i piani ripartimentali antincendio della Forestale ancora non esistono. Se fosse vero sarebbe drammatico. Ma un’altra cosa è venuta fuori: le frasche che si usavano un tempo non servono più. Non moltissimo fanno gli spruzzi delle autobotti. Più rapidi ed efficaci i getti dei Canadair e degli elicotteri. Ma devono venire da lontano quando servono. Pensiamoci se vogliamo che i nostri nipoti conoscano ancora i boschi.

Pier Gavino Vacca

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