«Ho avuto modo di confrontarmi con tantissimi familiari che hanno perso un proprio caro per via del Covid, e quello che ne è venuto fuori è che il nostro è un lutto mutilato, perché questo virus lascia dietro di sé solo il rimpianto del non detto e del non fatto, e il fatto di non poter essere presenti nel momento della morte é una sofferenza aggiuntiva, il saperli da soli, e il sapere che in quel momento la tua mancanza viene sentita in modo particolare è un ulteriore motivo di sofferenza».
La testimonianza è quella di Graziella Deiana di Mamoiada che ci racconta il dramma di chi perde qualcuno di caro in questi difficilissimi tempi di emergenza sanitaria e pandemia.
«Ed ecco che in questi casi scatta un meccanismo paradossale di auto- colpevolizzazione, e se le condizioni impediscono di essere presenti nel momento finale, viene tolta la possibilità della riparazione e la psiche mette in moto pensieri irrazionali» prosegue la persona in questo drammatico e toccante racconto: «Tante persone che hanno perso un proprio caro a causa del Covid, ho avuto modo di constatare sviluppano pensieri appunto, irrazionali. Io stessa, alcune volte mi sono trovata a pensare di ricevere una telefonata dall’ospedale e di sentirmi dire che c’è stato un errore, che mio marito è ancora vivo, altre ancora con cui mi sono confrontata invece pensano che in quelle bare non ci stanno i loro familiari deceduti».
Pensieri irrazionali dati dal fatto che non si possono vedere i cari nel momento estremo..ne dopo.
«Ai tempi del covid-19 Si muore soli, nelle terapie intensive, lontani dai propri cari a cui non possono dire addio…un dolore che lascia tutto sospeso, come le parole che avremo voluto dire un’ultima volta. Migliaia, hanno visto, come me, un proprio caro, salire in ambulanza, e tornare su un carro funebre…e non c’è assolutamente modo di trovare un senso a ciò, di razionalizzare ciò che è irrazionale»
«Il dramma nel dramma è che non si può fare un funerale, per le vittime della pandemia, celebrare un funerale è un modo per ringraziare chi se ne va per quello che è stato, e per quello che ha fatto. Ai familiari delle vittime del covid non rimane nulla..Si vive sospesi in una bolla di incredulità perenne».
Poi arriva l’appello: «Ecco, io vorrei tanto, pur nella consapevolezza delle difficoltà che il servizio sanitario sta attraversando, si facesse ogni sforzo possibile perché accanto alle persone ricoverate si possa assicurare la presenza di almeno un familiare, con le dovute precauzioni del caso ovviamente, un familiare solo, fosse anche per sessanta secondi, per poter dare conforto al proprio caro. Il calore di una carezza oltrepassa le barriere dei guanti, il valore di uno sguardo supera la visiera protettiva e da conforto al malato. Perché non si può morire da soli, perché è una morte estranea alla civiltà umana, perché la solitudine dei malati è un dramma che si sta consumando da più di un anno ormai nei reparti covid. Serve pensarci, altrimenti vi saranno ancora tanti lutti mutilati, lutti che rischiano di non concludersi».
