Gavoi. La madre e le sorelle di Tonino Rocca battono cassa e pretendono il suo patrimonio

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Gavoi. La madre e le sorelle di Tonino Rocca battono cassa e pretendono il suo patrimonio

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giovedì 08 Aprile 2021 - 21:13
Gavoi. La madre e le sorelle di Tonino Rocca battono cassa e pretendono il suo patrimonio

Francesco Rocca durante il processo (foto S.Novellu)

Sono due le cause civili al Tribunale di Nuoro che riguardano il dentista di Gavoi Francesco Rocca, condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore, avvenuto nel marzo del 2008 nel paese barbaricino.

La prima, che è proseguita oggi, è stata intentata dalla madre e dalle due sorelle di Rocca con l’obiettivo di “spogliare” il loro congiunto dei beni di cui è ancora titolare.

La tesi rappresentata è che questo patrimonio sarebbe stato fiduciariamente intestato a Rocca dal padre Tonino, morto qualche anno fa, e dalla madre Mariuccia Marchi. Le tre donne sostengono di aver speso la quota-parte ereditaria per pagare gli avvocati e onorare altri debiti del dentista, per una cifra di circa 800mila euro e quel che resta dovrebbe rientrare nell’asse ereditario familiare, cioè della madre e delle sorelle.

Nell’udienza di oggi sono stati depositati i documenti richiesti dalla giudice civile Tiziana Longu agli avvocati Giampaolo Mura e Giovanni Pinna Parpaglia, che assistono la madre e le due sorelle di Francesco Rocca, ad integrazione della causa presentata. In questo modo il patrimonio del dentista non verrebbe aggredito dai familiari di Dina Dore, tutelati dagli avvocati Massimo e Roberto Delogu, destinatari di un risarcimento, attribuito quali parti civili costituitesi al processo.

Il giudice, che nell’udienza scorsa aveva definito “inammissibili” e “irrilevanti” le prove dedotte da Anna e Paola Rocca e da Mariuccia Marchi, si è riservata di decidere nel merito dei nuovi documenti, in sostanza gli estratti conto dei conti bancari cointestati ai genitori di Francesco Rocca, a partire dal gennaio 1995 al dicembre 2019. Alla richiesta delle tre donne della famiglia Rocca, si sono opposte le avvocate Anna Maria Busia e Francesca Calabrò, che tutelano la figlia ora 13enne di Dina Dore e Francesco Rocca, affidata alla sorella della vittima.

«È solo un escamotage per svincolare il patrimonio di Rocca e non renderlo aggredibile dalla figlia che dal padre non ha mai avuto nulla: né il risarcimento né il pagamento della provvisionale, né il mantenimento» ha detto l’avvocato Busia che, con un procedimento separato, per conto della minore, ha fatto causa Rocca chiedendogli il risarcimento dei danni patito dalla bambina. Al momento del processo, infatti, il suo tutore non si era costituito parte civile per suo conto. La prima udienza di questa causa si terrà il 6 maggio.

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