Scano Montiferro. S’Istrampu ‘e Alere, là dove (secondo la leggenda) si compiva l’arcaico rituale del geronticidio

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Scano Montiferro. S’Istrampu ‘e Alere, là dove (secondo la leggenda) si compiva l’arcaico rituale del geronticidio

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venerdì 11 Dicembre 2020 - 20:20
Scano Montiferro. S’Istrampu ‘e Alere, là dove (secondo la leggenda) si compiva l’arcaico rituale del geronticidio

Scano Montiferro, S'Istrampu 'e Alere (© foto S.Novellu)

di Salvatore Novellu

L’acqua è uno degli elementi caratterizzanti il territorio di Scano, caratteristico borgo nel cuore del Montiferru, e proprio a questo elemento è legata la storia che ci accingiamo a raccontare.

IL RITO – Un’antica leggenda tramanda che ci fu un tempo in cui coloro i quali, per raggiunti limiti di età o per motivi di salute, si trovavano nella condizione di non essere più utili alla collettività col proprio lavoro, venivano uccisi gettandoli da una rupe. Quello del geronticidio è un rituale arcaico che trova riscontri sia nella letteratura greca che in quella latina, e in Sardegna sembrerebbe essere stato piuttosto diffuso: a Cossoine, ad esempio, si tramanda che si ponesse fine alla vita degli anziani gettandoli nella cosiddetta “Ucca ‘e Mammuscone”; a Gairo (vecchia) a “Sa Babbaieca, e a Urzulei in “Su Pìgiu de su Bèciu”, etc.

A Scano Montiferro, si narra che gli anziani o gli indigenti trovassero la morte in “S’Istrampu ‘e Alere“, una profonda rupe solcata alla sua sommità da un corso d’acqua che poi, soprattuto d’inverno, precipita in una poderosa cascata.

Nella tradizione orale, capita che i racconti subiscano delle modifiche. Nel caso della leggenda che ci accingiamo a raccontare, alcune fonti collocano il luogo dell’estremo sacrificio in altre rupi prossime al paese, altre in non meglio precisate zone di quella che all’epoca era l’imponente foresta del Montiferru, la nostra, in “S’Istrampu ‘e Alere”. Le modifiche possono essere imputabili a varie esigenze, non ultima quella narrativa, che in quel luogo trova sfumature ancora più tremende e avvincenti. Poco importa, quello che conta è il classico colpo di scena che accomuna e ricongiunge tutte le versioni della medesima storia, e delle analoghe leggende tramandate in altri centri dell’Isola.

Scano Montiferro, S’Istrampu ‘e Alere (foto S.Novellu)

LA LEGGENDAMentre accompagnava il padre ormai anziano all’ultima meta della sua esistenza terrena – si racconta -, un giovane si sedette a riposare un attimo in una località denominata “Su crastu ‘e su malu pensu” o “Su crastu ‘e tia Chicca ‘e Monte”, alla periferia del centro abitato. In quel momento, l’anziano genitore disse al figlio: «Riposati figlio mio, pensa che anche io, mentre accompagnavo mio padre verso il compimento del suo destino, mi sedetti a riposare proprio in questo punto». Il giovane rimase raggelato e, rendendosi conto della crudeltà dell’usanza e del fatto che un giorno quella stessa sorte sarebbe spettata anche a lui, decise di porvi fine e, in lacrime, riaccompagnò il padre a casa dove lo nascose da occhi indiscreti.

Il protagonista della vicenda era persona in vista e stimata. Pochi giorni dopo si riunì il consiglio del paese per prendere delle importanti decisioni comunitarie e lui, interpellato su vari punti, stupì tutti per la sapienza. I più invidiosi, tentando di metterlo in difficoltà, gli chiesero: «visto che sei così capace, se sei in grado, la prossima volta ci porterai mille fiori diversi». Lui accettò la sfida e rientrato a casa ne parlò col padre, il quale gli diede un consiglio astuto quanto prezioso: «La prossima volta – gli disse – porta un’ampolla di miele e, a chi te ne chiederà conto, spiega che al suo interno ci sono le sostanze di ben più di mille fiori». Il giovane così fece, e nel corso della riunione successiva lasciò tutti senza parole. Gli avversari a quel punto compresero che uno stratagemma così raffinato poteva essere frutto solo della saggezza di una persona di grande esperienza e intuirono che doveva per forza provenire dall’anziano genitore. Ne nacque un confronto, il giovane confermò la sua decisione di salvare il padre e da allora l’usanza fu definitivamente interrotta, e in questo modo fu salvaguardata anche la conoscenza e la saggezza data dall’esperienza e degli anziani.

ALERE OGGI – Circondate da allevamenti, soprattutto i bovini, e alimentate dalle acque del rio Mensi, le cascate di Alere sono ubicate in una zona ricca di testimonianze archeologiche: la collina prospiciente è dominata dal nuraghe di Santa Barbara e dall’omonima chiesetta campestre mentre, poco più a valle, si erge l’imponente nuraghe di Abbauddi che, col suo doppio architrave e le annesse domus de janas, è uno dei meglio conservati del territorio. A monte, invece, sono ancora visibili, almeno in parte, i resti di un ampio insediamento romano/tardomedioevale denominato “Sulù” e l’omonimo nuraghe.

Il fascino del ripido strapiombo di Alere, negli ultimi tempi, richiama da tutta l’Isola (e non solo), numerosi  appassionati di arrampicata e escursionisti.

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