domenica 29 novembre 2020, Aggiornato alle 20:36
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Conte: “Se io fossi dall’altra parte le misure del governo mi farebbero rabbia”

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

 

Il virus “corre veloce” e non c’è più tempo: per salvare il Natale ed evitare un lockdown totale che l’Italia non può più permettersi bisogna intervenire ora con misure “più restrittive”, salvaguardando salute ed economia e garantendo indennizzi immediati per tutte le categorie penalizzate dalla nuova stretta, che arriveranno direttamente sul conto corrente. All’ora di pranzo il premier scende nel cortile di Palazzo Chigi per presentare il nuovo Dpcm – il terzo in tre settimane che, di fatto, sancisce il mini lockdown dell’Italia – e chiedere al paese di ritrovare lo spirito di marzo. «Siamo un grande paese, ce l’abbiamo fatta allora e ce la faremo pure adesso» che dobbiamo fare nuovi sacrifici. Misure necessarie, dice il presidente del Consiglio, contro le quali però si scagliano le categorie produttive, a partire da Confindustria. «Faccio fatica a capire qual è la direzione, ci siamo fatti cogliere impreparati» attacca il presidente Carlo Bonomi ricordando che ci sono ancora 12mila lavoratori che devono incassare la Cig di maggio. Il premier non nasconde le difficoltà. Ammette che il momento “è complesso” è che nel paese “c’è molta stanchezza e frustrazione”. Di più: «se fossi dall’altra parte anche io proverei rabbia contro le misure del governo». Ma i numeri sono impietosi e anche l’ultimo bollettino lo conferma: per la prima volta dall’inizio dell’emergenza i nuovi casi schizzano ad oltre 21mila in un giorno. Sul suo tavolo ci sono le proiezioni degli esperti per le prossime settimane, numeri con tutti gli indicatori cerchiati di rosso. Dunque bisogna intervenire rapidamente.

«Se stringiamo ora – sottolinea – a dicembre respiriamo e vorremmo arrivare alle festività natalizie con predisposizione d’animo serena». Insomma, salvare il Natale – anche e soprattutto dal punto di vista economico – diventa la priorità. Il pacchetto di misure valide fino al 24 novembre va in una duplice direzione: ferma tutto ciò che è tempo libero e divertimento e salva lavoro e scuola, anche se su quest’ultima la ministra Azzolina deve cedere, con la didattica a distanza che per le superiori potrà arrivare al 100%. Il premier elenca gli interventi e si sofferma sulla decisione di chiudere cinema e i teatri, “una scelta particolarmente difficile”. Alle Regioni che chiedevano la chiusura dei locali alle 23 risponde che «la pandemia sta correndo in maniera uniforme e critica» e dunque non c’è spazio per concessioni. L’unico compromesso con i governatori è quello sulla Dad e la possibilità per i ristoranti di aprire la domenica, inizialmente negata.

«Il nuovo Dpcm – gli risponde il presidente dell’Umbria Donatella Tesei – presenta incongruità e crea delle forti disparità tra categorie». Conte sa comunque che il paese è stanco e il rischio di tensioni sociali, come dimostrano i fatti di Roma e Napoli, è altissimo. Dunque buona parte della conferenza stampa la dedica a spiegare le misure di compensazione. «Non mi piace fare promesse ma prendo un impegno a nome del governo – scandisce – Sono già pronti gli indennizzi per tutte le categorie che sono penalizzate dalle nuove norme». Il provvedimento, un decreto legge messo a punto da Gualtieri e Patuanelli, dovrebbe essere già martedì in Gazzetta Ufficiale.

I soldi «arriveranno direttamente sul conto corrente degli interessati con bonifico bancario dell’agenzia delle entrate». Ma non solo: il pacchetto prevede un credito di imposta per gli affitti commerciali di ottobre e novembre, la cancellazione della seconda rata dell’Imu, un’indennità mensile una tantum ai lavoratori stagionali di turismo, spettacolo e intermittenti dello sport, la proroga della Cig, un’ulteriore mensilità del reddito di emergenza e misure di sostegno alla filiera agroalimentare. Quanti soldi sono? Il premier non lo dice, si parla di almeno due miliardi. Promesse che non convincono l’opposizione – «non ci stanno capendo niente, è intollerabile che navighino a vista» dice Giorgia Meloni – e le categorie colpite. Dopo Bonomi attacca anche la Federazione dei pubblici esercizi (Fibe): «la ristorazione pagherà un costo di 2,7 miliardi, senza ristori è il colpo di grazia» Per il presidente dell’Agis Carlo Fontana quella di chiudere i cinema e i teatri è una scelta “devastante”, un “colpo difficilmente superabile” mentre il presidente della Federazione Nuoto Paolo Barelli chiede 3 miliardi per il settore e avverte: «attenti alla protesta sul territorio». Rivendicazioni legittime alle quali però Conte oppone quelle del governo. «Non ci siamo distratti, non abbiamo abbassato la soglia d’attenzione. E ricordo – rivendica – che prima dell’estate tutti, anche l’opinione pubblica, pensavano di aver passato la pandemia mentre il governo ha chiesto la proroga dello stato di emergenza ha detto che non potevamo abbassare la guardia e ha continuato a comprare mascherine e respiratori».

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