domenica 25 ottobre 2020, Aggiornato alle 21:00
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Uno scorcio di Lollove (foto S.Novellu)
Uno scorcio di Lollove (foto S.Novellu)

 

Ci sono luoghi che pur nel silenzio più assoluto trasudano vita, memoria, storia.

Il borgo Lollove è esattamente tutto questo. Nel silenzio dell’oggi serba memoria di una passato di vita, nei colori sbrecciati dei ruderi delle case riecheggiano ancora le voci delle famiglie che un tempo si stringevano attorno ai focolari, nelle vie ormai deserte si ode ancora il passaggio della storia.

Una storia leggendaria quella di Lollove, fatta di isolamento, di leggende popolate di monache che abbandonarono la fede dopo la scoperta della carne e furono capaci di lanciare maledizioni, di un villaggio pagano abbandonato, segnata dal passaggio dei cavalieri Templari e da delitti eccellenti. Ma questa è un’altra storia, è la storia dell’ieri, quella che dopo secoli di vita diede ragione all’anatema delle monache e portò gli abitanti ad abbandonare il borgo alla ricerca della modernità, del miraggio della città e dell’industria.

Quella dell’oggi vede il risveglio delle energie, vede giovani con esperienza scommettere sulla rinascita del borgo, pronti ad accogliere un turismo che non si è mai arrestato, fianco a fianco ai residenti, che non si sono mai arresi, nel ridare vita a un luogo magico che, in fondo, è di tutti noi.

Nel documentario che segue, realizzato da Salvatore Novellu, abbiamo cercato di raccontare tutto questo, attraverso la voce dei protagonisti.

“Lollove. Il scrigno del tempo” di Salvatore Novellu

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