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Magomadas Il Consiglio dei Ministri respinge il ricorso del Comune sulla GECO

L'ingresso alla GECO di Magomadas (foto Cronache Nuoresi)
L'ingresso alla GECO di Magomadas (foto Cronache Nuoresi)

Clamorosa svolta nella vicenda della GECO, l’impresa che, a Magomadas, ricicla i fanghi reflui di depurazione, provenienti dalla Puglia, dopo la sentenza del Consiglio dei Ministri, che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune contro la sentenza della Provincia di Oristano che dichiarava, a sua volta, di respingere tutti gli addebiti nei confronti della GECO.

La GECO di Magomadas (foto Cronache Nuoresi)

La GECO di Magomadas (foto Cronache Nuoresi)

La sentenza è venuta in seguito al ricorso che il sindaco di Magomadas, Emanuele Cauli, aveva affidato ad uno studio legale, con una spesa di circa 12.000 euro, avverso alla decisione della Provincia di Oristano che, a sua volta, aveva respinto le osservazioni sulla collocazione della GECO e sul rispetto dei parametri imposti a quest’ultima.

La vicenda risale alla fine dell’anno scorso quando si tennero alcune assemblee contro la GECO lamentando soprattutto cattivi odori e mosche. Sul problema si sono formati due comitati, uno a Bosa ed uno a Magomadas. Sulla questione intervenne anche l’ex deputato Mauro Pili (APPROFONDISCI), che ne fece quasi una questione di orgoglio nazionale sardo, paventando l’arrivo di rifiuti dalla “terra dei fuochi”. Poi le proteste si orientarono sulla collocazione dell’impianto e le distanze dalla strada e dall’abitato.

Dal canto loro i proprietari assicuravano l’innocuità dei fanghi (APPROFONDISCI), portati in Sardegna perché in possesso dei requisiti per la loro stabilizzazione e trasformazione in concime e promettevano l’attivazione di uno speciale apparecchio per abbattere gli odori, non appena allacciati alla corrente elettrica. Sempre i proprietari si dichiaravano disponibili a qualsiasi tipo di controllo. Dopo una lunga stasi, causata dal lockdown, i lavori sono ricominciati e sono, di conseguenza, ricominciate le proteste. A questo punto Cauli, abbandonando l’atteggiamento di equidistanza che aveva tenuto sino ad allora, ha deciso, insieme alla Giunta, di impugnare la decisione della Provincia e di ricorrere al Consiglio dei Ministri. In questi giorni è arrivata la sentenza di quest’ultimo organismo che, dopo una lunga disamina delle richieste, racchiusa in 30 pagine, dichiara esservi ”assenza di presupposti per l’annullamento d’ufficio dell’autorizzazione per la realizzazione e l’esercizio di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, rilasciata alla GECO”. In pratica la sentenza spiega che il Comune, in confronto a tutti gli altri enti intervenuti sulla questione, non ha titolo. 

L’impianto dà lavoro, secondo i proprietari, ad una quindicina di persone che, sempre secondo i proprietari, dovrebbero arrivare a 40. Resta da vedere se verrà definitivamente risolto il contrasto sugli odori e gli insetti.

Pier Gavino Vacca

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