lunedì 1 giugno 2020, Aggiornato alle 22:04
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La denuncia: “i diritti dei bambini dai 3 ai 5 anni negati in tempi di Covid

Coronvirus, attività infantili durante il lockdown (foto S.Meloni)
Coronvirus, attività infantili durante il lockdown (foto S.Meloni)

 

C’è un virus peggiore del Covid 19:  quello dell’indifferenza. L’indifferenza che nel mare magnum degli aiuti e del sostegno sociale e economico ha escluso una categoria importante: quella dei bambini i piccolissimi (0-3 anni) ma specialmente quelli dai 3 ai 5.

Accantonati dalla didattica a distanza, dimenticati dal Decreto Rilancio, ignorati a livello regionale e comunale, i bambini hanno vissuto una quarantena completamente gestiti dai genitori  che si sono improvvisati insegnanti e  compagni di gioco nei limiti del possibile oppure supportati sporadicamente dalle iniziative delle scuole per l’infanzia che non hanno avuto nessuna direttiva a livello istituzionale ma hanno deciso, di spontanea volontà, di mantenere un filo conduttore con i propri allievi.

Una parte di questa categoria  oggi scende in piazza. Si tratta dei lavoratori delle scuole paritarie, molte delle quali rischiano di chiudere i battenti come scrive anche il portale FIDAE delle scuole cattoliche.

“La pesante crisi delle scuole paritarie, determinata dal mancato introito delle rette di frequenza per la sospensione delle lezioni, rischia la chiusura definitiva dal prossimo settembre di ben 12.857 istituti. Questi istituti comprendono circa 866.000 alunni, le loro famiglie e circa 100.000 lavoratori e sono state riconosciute come servizio pubblico dal 2000″.

La manifestazione in Sardegna era per le 15.00 in viale Trento a Cagliari. Sulle problematiche del settore si occupa anche la consigliera comunale di Nuoro Claudia Camarda che ha lanciato l’appello anche nell’ultimo consiglio comunale online e in occasione della attività della commissione bilancio.

«Un grido di aiuto al quale mi unisco con forza e che non sarà inascoltato. Ognuno svolga il suo compito senza fare scaricabarile sugli altri perché ciascuno in base al ruolo che ricopre ha la possibilità e il dovere di fare qualcosa» scrive sui social e prosegue:  «i furbetti della politica locale che hanno dormito per 2 mesi trovino soluzioni e non facciano il codazzo per dare colpe agli altri, perché si poteva e doveva fare di più. Onestamente ha stancato l’atteggiamento di chi invece di creare unione e collaborazione, soluzioni e concretezza, continua a trovare i colpevoli lontano da sé. Tutti siamo responsabili ciascuno per ciò che gli compete.  Nessuna delle strutture della nostra città deve chiudere. Il sudore e la fatica di tanti operatori meritano rispetto e lo meritano anche e soprattutto perché si occupano dei nostri bambini. Nuoro doveva essere la città dei bambini».

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