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Magomadas attende il 21 febbraio quando si decideranno le sorti dell’impianto di riciclo fanghi

Lo stabilimento GeCo a Magomadas
Lo stabilimento GeCo a Magomadas

C’è attesa a Magomadas e dintorni per il summit convocato per il 21 di febbraio presso la Provincia di Oristano per discutere sull’impianto di riciclo dei fanghi, anche se nella lettera di convocazione si parla decisamente di “revoca dell’autorizzazione”, anticipando il risultato.

Alla conferenza di servizi parteciperanno praticamente tutti i soggetti direttamente interessati, a partire dalla Provincia, la Regione con l’Assessorato alla Difesa Ambiente e Servizio Tutela del Paesaggio, l’ARPAS, la Guardia Forestale, il Comune di Magomadas, la ASSL, naturalmente la GECO, ma anche il Consorzio per la tutela della Malvasia.

Nella lettera di convocazione si parla di segnalazioni sulla non conformità dell’impianto rispetto alla distanza con scuole ed abitazioni: in pratica l’autorizzazione non sarebbe coerente con il Piano Regionale dei Rifiuti. Dall’altra parte il rappresentante della GECO Leonardo Galleri si mostra relativamente tranquillo e fa appello addirittura al Piano Regionale, indicandone addirittura la pagina che riguarda la questione. «Non capisco perché, se prima era tutto regolare, ora non lo sia più; se prima ci hanno dato la concessione, autorizzandoci a fare un sacco di spese, ora ci dicano il contrario. In genere però, quando un ente annulla qualcosa, poi deve rifondere le spese».

Tra le altre motivazioni Galleri cita anche la questione delle distanze facendo riferimento al Codice della strada.

Nel frattempo è sempre più sul piede di guerra il comitato “No fanghi fognari Magomadas” che, in occasione della conferenza di servizi, promuove un sit-in per il 21, alle 10,30, presso il Palazzo della Provincia di Oristano.

Sul tema dell’impianto di Magomadas c’è da registrare come le associazioni ambientalistiche regionali, fino a oggi, abbiano adottato un atteggiamento prudente e non si siano pronunciate contro.

Una parte dell’opinione pubblica, fatto salva l’eliminazione degli odori e degli insetti, non vede male un’iniziativa che offre posti di lavoro e ne promette anche altri. In genere, nelle posizioni istintivamente contrarie gioca molto l’orgoglio e non ci si cala in analisi più scientifiche,  rifiutando comunque l’idea che i fanghi, anche se depurati e stabilizzati, siano una materia prima.

L’impianto sorge nella zona industriale del paese, a suo tempo individuata dal Commissario prefettizio, come zona adiacente a quella di Flussio. Gli inconvenienti registrati dalla popolazione, specie dagli abitanti più vicini, sono gli odori che si sprigionano dai fanghi e gli insetti in gran quantità. Dal canto loro dalla GECO rispondono che tutto si può rimediare e che la maggior parte delle unità antiodore non sono ancora entrate in funzione.

Pier Gavino Vacca

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