martedì 19 gennaio 2021, Aggiornato alle 8:32
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Bosa all’indomani dell’incendio: almeno 300 gli ettari andati in fumo

Le campagne di Bosa dopo l'incendio (foto Flavia Novellu)
Le campagne di Bosa dopo l'incendio (foto Flavia Novellu)

 

Alla fine, benedetta, è arrivata la pioggia. Gli scrosci dal cielo hanno spento definitivamente i roghi che hanno devastato il territorio di Bosa, oltre che a saziare l’arsura di cui la terra soffriva da troppo tempo. All’indomani dell’incendio, ancora con alcuni ceppi fumanti, è possibile constatare il disastro. La verdeggiante vegetazione di Monte Furru non esiste più. Al suo posto solo cenere e avanzi nerastri.

Le campagne di Bosa dopo l'incendio (foto Piergavino Vacca).

Le campagne di Bosa dopo l’incendio (foto P.G.Vacca)

Alla luce del giorno è possibile constatare il pericolo che hanno corso gli abitanti del quartiere e dell’albergo vicino, che sono stati in fretta sgomberati. Ancora più desolante il paesaggio del vasto incendio che ha devastato la macchia mediterranea lungo la statale Bosa- Alghero, all’altezza del chilometro dieci. Qui le fiamme hanno distrutto una superficie che si calcola sia oltre i 250 ettari. Migliaia di piante della flora mediterranea, per non parlare di chissà quanti animali, in prossimità dell’oasi faunistica riservata agli avvoltoi, sono stati inceneriti. I costoni nerastri si ergono davanti ad una costa stupenda, una delle poche non imbastardita dall’edificazione selvaggia, al punto che si è parlato persino di chiedere la classificazione come patrimonio dell’umanità. Unica nota positiva il buon funzionamento del coordinamento, magistralmente guidato dal sindaco Piero Casula.

Le campagne di Bosa dopo l'incendio (foto Piergavino Vacca)

Le campagne di Bosa dopo l’incendio (foto P.G.Vacca)

Si è trattato del concorso di una pluralità di forze, tra Vigili del fuoco, Forestali, Barraccelli, Protezione Civile della Croce Rossa di Bosa, volontari, Polizia Urbana, Carabinieri e Polizia. Collegamento costante con il Direttore Regionale della Protezione Civile, con l’Assessorato Regionale all’Ambiente e il Prefetto.

Dai sindaci della zona sono arrivati rinforzi con mezzi e uomini. Il tutto fino alle prime ore del mattino. Alle prime luci dell’alba, non senza difficoltà a causa del fortissimo scirocco, le fiamme dei tre focolai, ( un terzo si era sviluppato a Monte Contra), sono state domate dall’opera di 3 Canadair e un elicottero.

Le campagne di Bosa dopo l'incendio (foto Piergavino Vacca)

Bosa dopo l’incendio (foto P.G.Vacca)

E dire che, pochi giorni fa, si era svolta una esercitazione per simulare una situazione di emergenza dovuta alla secolare maledizione di Bosa: le alluvioni. Questa volta però il pericolo è venuto dal fuoco e la pioggia è stata persino invocata. L’esercitazione è servita a collaudare il così detto COC, il coordinamento che ha funzionato bene. Ultima nota. Anche Montresta è stato interessato da un incendio che ha lambito le case un deposito di bombole con grande paura degli abitanti, che, a scopo precauzionale, sono state allontanate.

Pier Gavino Vacca

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