domenica 20 ottobre 2019, Aggiornato alle 22:40
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Cala il sipario sul “Festival della Resilienza” con l’appello ai giovani di restare

Festival della Resilienza (f. P. G. Vacca)

 

«Ragazzi tornate, il Sud si spopola» scriveva qualche giorno fa lo scrittore-regista Franco Arminio sulla Repubblica. Secondo lo scrittore  «molti potrebbero farlo ma non rientrano perchè inseguono un modello culturale, pensano di trasferirsi in un luogo più civile, magari vanno a vivere a Berlino coltivando la chimera della creatività e poi si ritrovano a lavorare come camerieri». Più o meno vero che sia, senza trascurare che il lavoro non c’è, a pensare di far tornare i giovani, depositari spesso di utili saperi, ci pensano, da alcuni anni, i giovani dell’associazione “Propositivo” che, insieme ad altri due gruppi giovanili, “ Forum Giovani” e “ Macomente”, hanno organizzato un’altra edizione del “Festival della Resilienza”. Nelle intenzioni degli organizzatori è creare un ambiente dinamico, capace di collegare logica e creatività, scuola e imprenditoria, istituzione e società civile, pubblico e privato, ambiente ed urbanistica, in modo tale da variare la narrazione del disagio mettendo a confronto realtà positive. A questo scopo sono state messe in campo tutte quelle azioni che, in qualche modo, partendo anche da forme culturali vicine ai giovani, come l’arte dei murales, la musica, il teatro, scuola di giornalismo, hanno creato forme di aggregazione, scambi culturali e di amicizia. Negli spazi delle ex Caserme Mura, inoltre, è stata messa su una sorta di esposizione che è andata dallo sport al lavoro, da diverse attività artigianali o artistiche, allo street food o altre attività che hanno visto, in primo luogo, l’opera e la fantasia di giovani imprenditori con il concorso anche di giovani artisti stranieri. Il festival, che è durato un mese, si è svolto nei territori di Macomer, Silanus, Borore e Bonorva.

Alla fine commenti soddisfatti del presidente Gian Luca Atzori: «quest’anno il Festival ha raggiunto non solo le nostre aspirazioni, ma le ha anche superate. Con la Street Art abbiamo realizzato 15 murales e siamo arrivati, oltre che a Macomer, a Borore, Silanus e, fuori dal Marghine, anche a Bonorva, coinvolgendo la Consulta Giovanile. Abbiamo anche realizzato una Summer School di giornalismo, assieme all’Espresso e La stampa, che ha portato i partecipanti ad indagare sul territorio. Siamo riusciti a mettere in comunicazione le scienze sociologiche con l’arte. I tre giorni che hanno chiuso gli eventi sono il più grande regalo che siamo riusciti a fare alla comunità, ma che anche la comunità ha fatto a noi. Questo significa che Macomer è ancora viva».

Pier Gavino Vacca

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