domenica 25 agosto 2019, Aggiornato alle 16:01
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Italia. Sempre più giovani abbandonano gli studi: le donne meno coinvolte nel fenomeno

 

In Italia è in crescita la quota di giovani che abbandonano gli studi: lo rende noto l’Istat nel report sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali. I dati dicono che l’Italia mostra notevoli progressi sul fronte degli abbandoni scolastici e tuttavia la quota di 18-24enni che posseggono al più un titolo secondario inferiore e sono fuori dal sistema di istruzione e formazione sale al 14,5% nel 2018 (598 mila giovani) dopo la stazionarietà del 2017 e il sensibile calo registrato fino al 2016. Questo indicatore rientra tra quelli previsti dalla Strategia Europa2020 sull’istruzione, che fissa il target europeo al 10%. Tale obiettivo è vicino per la Ue28 e per il Regno Unito e la Germania mentre in Francia è stato superato da diversi anni. In Italia, il differenziale rispetto al valore medio europeo è ancora pari a -3,9 punti nel 2018.

L’uscita precoce dagli studi è decisamente più accentuata per i giovani stranieri – 37,6% contro 12,3% degli italiani – per i quali nell’ultimo anno si registra un peggioramento (+4,5 punti contro +0,2 punti negli italiani) dopo i progressi degli anni precedenti. Questo aumento è diffuso nelle aree territoriali e indipendente dal genere. Le giovani donne sono invece meno frequentemente coinvolte nel fenomeno dell’abbandono scolastico precoce rispetto ai coetanei (12,3% contro 16,5%) malgrado il peggioramento nell’ultimo anno (+1,1 punti), in particolare per le straniere. Il profilo territoriale mette in luce divari molto ampi: l’abbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale raggiunge il 18,8% nel Mezzogiorno, scende al 12,2% nel Nord e registra il minimo al Centro (10,7%). Dal 2014, il miglioramento più consistente si è avuto nel Centro mentre il peggioramento dell’ultimo anno riguarda il Nord (+0,9 punti) e il Mezzogiorno (+0,3 punti). Di fatto, ciò ha riportato il valore del Nord a un livello simile a quello del 2014. In generale, i divari territoriali non accennano a ridursi.

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