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“La maggior parte dei reati avvengono nel Centro Sardegna”: a Macomer si analizza la geografia del crimine

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Macomer, il Corso Umberto (foto S.Novellu)
Macomer, il Corso Umberto (foto S.Novellu)

 

Il vecchio codice barbaricino di Pigliaru non esiste più e i risultati della commissione Medici sono lontani. La Sardegna si evolve, ma si evolve anche la criminalità. Unico fattore immutabile la collocazione della maggior parte dei reati, o almeno quelli più gravi: sempre la Sardegna Centro Occidentale. Da qui l’analisi sociologica curata da Antonietta Mazzette, e la sua equipe, che si è concretizzata in un libro dal titolo Dualismo in Sardegna, proprio dalla differenza che si riscontra nell’analizzare i fatti criminali, più intensi nella solita zona dell’isola, molto più diradati nel resto.

Il libro è stato presentato nell’ambito del Festival della Legalità, nel Centro di Servizi Culturali di Macomer, a cura dell’associazione Nino Carrus. Moderatore Costantino Cossu della Nuova Sardegna. A Romina Deriu è toccata l’analisi del conflitto che si verifica nelle comunità. Emergono oggi altri valori che non sono certo quelli descritti da Pigliaru. I delitti sono portati avanti da balordi, che si pongono come persone forti, detentori di valori esteriori, finendo per esercitare un controllo sociale, condizionati dall’invidia e protetti dall’omertà che finisce per essere una protezione per chi delinque. L’immissione di nuovi modelli, come per esempio le cooperative giovanili, potrebbe contribuire al cambiamento. Daniele Pulino ha invece esaminato i luoghi degli omicidi. Non del tutto scomparso l’agguato dietro il muretto, ma, come sempre, chi delinque conosce tempi ed abitudini della vittima, mostrando sempre una conoscenza del contesto.

In aumento anche  i delitti all’interno delle abitazioni. Si affaccia anche una preoccupante violenza giovanile. Di quest’ultima ha parlato più estesamente Sara Spanu. Non si tratta ancora di baby gang, come si legge spesso nella stampa, ma di aggregazioni intorno alla violenza che, per ora, si registrano nei centri urbani dell’isola. Ad Antonello Spada infine, presidente dell’Ordine degli Avvocati, è toccata l’esposizione  delle dinamiche più frequenti che portano a compiere gesti del genere. Tramontati i vecchi clichè, permangono l’assalto ai portavalori e il mercato della droga. Preoccupazione, sempre per Spada, per un possibile incremento dell’uso delle armi condizionato dalla nuova legge sulla legittima difesa. Così come è pericoloso il reato di emigrazione clandestina che spinge i migranti nei ghetti, con le conseguenze immaginabili. Buona parte dei piccoli reati è oggi determinata da coltivazione e spaccio di droga. Crescono i furti in abitazione e, presso alcune categorie, banca rotta fraudolenta e peculato.

Calano gli omicidi, secondo le conclusioni di Antonietta Mazzette, ma preoccupa il crescendo di attentati, ora non solo rivolti ad amministratori, ma anche ad imprenditori. La speranza salvifica della video sorveglianza si è mostrata in molti casi vana. Preoccupante anche la dimensione della coltivazione della droga che presuppone un mercato esterno con probabili contatti con organizzazioni criminali, così come il traffico di armi. Anche se, almeno per ora, la criminalità organizzata non controlla la Sardegna. Dulcis in fundo, o meglio amaro, sempre per la Mazzette, la politica ignora tutte queste analisi.

Pier Gavino Vacca  © Tutti i diritti riservati

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