Nuoro. L'ex assessore Tore Daga: "Soddu "reclutato da un PD a corto di munizioni

martedì 25 giugno 2019, Aggiornato alle 16:46
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Nuoro. L’ex assessore Tore Daga: “Soddu “reclutato da un PD a corto di munizioni

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Il PD è a corto di munizioni. Ha perso i suoi elettori perché ha smarrito i suoi ideali, non ha più punti di riferimento nella società. Le sue basi culturali sono fragili e così deboli che, molti dei suoi valori, sono stati “delegati” ad altre forze politiche le quali, ne fanno un cattivo uso, organico solo all’inseguimento del consenso».

Lo denuncia l’ex assessore comunale al Bilancio della Giunta Bianchi Tore Daga in merito alla candidatura alle Europee  dell’attuale sindaco Andrea Soddu con il Partito democratico

« Il PD ha perso la sua identità e la sua classe dirigente. Quest’ultima, ridotta ai minimi termini, ostaggio di quella famosa terza via, del tutto fallimentare, è incapace di governare i processi. Tutto questo si traduce in una vera isteria generalizzata che influenza tutte le scelte del partito democratico, sia in campo nazionale così come in capo locale. Infatti, la comunità politica del PD, non essendo in grado di generare nuove avanguardie, cosa fa? Recluta. Recluta a fatica, viste le numerose rinunce, qua e là, fino ad arrivare, appunto, nella più sperduta periferia del suo, ormai scarno impero, Nuoro. Un capoluogo di Provincia sperduto, dove un Sindaco candidatosi nel 2015, contro il PD e la sua coalizione, sconfiggendoli, al momento della sua proclamazione, disse “oggi si apre una nuova era, la comunità si è ripresa in mano la città».

« In tale circostanza fu espresso un messaggio chiaro ed inequivocabile contro quella politica che aveva governato (bene o male, questioni di punti vista) la città. Secondo la vulgata del momento, la coalizione di Soddu, aveva intuito la voglia di cambiamento e l’antipolitica aveva vinto, da quel momento in poi avrebbe dovuto dimostrare ai nuoresi che avevano fatto la scelta giusta. Quello stesso sindaco che, nel 2015, sconfisse il partito democratico, provato dai litigi interni, consumato dalle divisioni interne e lacerato dai rampantismi, dallo stesso partito, oggi, viene candidato (reclutato) alle Europee. Se queste sono le premesse morali, etiche e politiche, per un’Europa più giusta ed equa, allora non meravigliamoci se, anche in futuro, le oligarchie europee continueranno a governare.

Concludendo, ci sono sempre due scelte nell’azione politica: accettare le logiche del “risiko politico” e le condizioni che ne derivano, o assumersi la responsabilità di cambiarle. Meglio optare per la seconda».

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