Seneghe. "Diario di una donna transessuale": riflessioni sul mondo femminile con la trans Giulia Serra

mercoledì 22 maggio 2019, Aggiornato alle 17:06
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Seneghe. “Diario di una donna transessuale”: riflessioni sul mondo femminile con la trans Giulia Serra

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Giulia Serra (f. P.G.Vacca)
Giulia Serra (f. P.G.Vacca)

Anche a Seneghe è stata celebrata la giornata della donna. Non è stata però una celebrazione consueta. Si è trattato invece di un momento diverso nel quale la “dimensione donna” è stata affrontata con chi ha dovuto lottare, soffrire, subire ogni sorta di umiliazioni e insulti, prima di arrivare ad essere riconosciuta quello che si è sentita di essere fin da bambina: una donna. Anche se racchiusa in un corpo diverso. In una serata carica di emozione, Giulia Serra, ha raccontato la sua storia ed il faticoso cammino che, almeno in Italia, un o una transessuale, (FiM o MiF le sigle convenzionali), deve affrontare prima che venga, anche legalmente, riconosciuto quello che ha sempre sognato.

La serata si è svolta nella biblioteca comunale di Seneghe, alla presenza di un folto pubblico, interessato e partecipe, tra cui numerosi amministratori del Montiferru. La vita di chi sente, sin da piccolo o da piccola, di essere imprigionato in un corpo non suo è irta di difficoltà, delusioni e sconfitte, bersaglio di ironie gratuite, prima di arrivare al riconoscimento della così detta disforia di genere, che dopo un cammino non breve, porterà al riconoscimento legale del sospirato sesso. Prima di tutto, dal racconto di Giulia, si ricava che in questa situazione, che a detta delle associazioni sul tema, in Italia, interessa almeno 15000 persone, le sofferenze iniziano proprio in famiglia dove, spesso, i genitori non accettano il fatto. Non si parli della classe medica dove, non solo fra medici di base, ma persino fra quelli specializzati, come andrologi o psicoterapeuti, spesso non si trova la competenza. Quando anche non si ripropone facile e volgare ironia. Il calvario può iniziare ad avere una speranza di conclusione se si incontra uno psichiatra che sia specializzato nella così detta disforia di genere. Questo è quello che è capitato a Giulia, che ha incontrato Chiara Bandecchi, la psichiatra, presente anche durante la serata, che ha aiutato la transessuale nel suo percorso. L’inserimento in un protocollo psichiatrico, pur non essendo tale, è l’unico modo per accedere alla terapia ormonale, ed infine, solo se la transessuale lo vuole, alla asportazione dei genitali. Questo almeno secondo una sentenza recente della Corte di Cassazione. Alla fine, e saranno passati almeno un paio di anni, il tribunale potrà concedere il sospirato cambiamento di sesso. C’è da dire che c’è maggiore tolleranza per il fenomeno inverso, FiM nelle sigle, cioè del passaggio dal sesso femminile a quello maschile.

L’incontro è stato moderato da Maria Delogu, insegnante, che Giulia ha incontrato nella scuola e che gli ha offerto una sponda. Giulia Serra ha raccontato le sue vicissitudini nel libro: Diario di una donna transessuale e sta dando vita, con altre transessuali, ad una associazione per difendere i propri diritti.

Pier Gavino Vacca

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