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ISRE. Le lezioni di Cecilia Mangini ammaliano i 65 studenti

Cecilia Mangini e il registra Pisanelli

 

«Avevamo pensato a un lavoro riservato a pochi candidati, è diventato un incontro allargato, di persone ed esperienze, di sguardi e di visioni».

“Filmare una persona, un luogo”, workshop firmato Istituto Etnografico (Isre) in collaborazione con OfficinaVisioni e Archivio Cinema del reale, è stato un successo. Una tre giorni, spiega Paolo Pisanelli, il regista che con la documentarista Cecilia Mangini ha organizzato l’evento, che ha portato a Nuoro circa sessanta appassionati, arrivati da tutta Italia.

«Il laboratorio ha seguito un percorso che è andato in crescendo. Siamo partiti dalla narrazione: volevamo innanzitutto a conquistare la fiducia dei partecipanti. Perché prima di ogni lavoro è necessario entrare in relazione. Successivamente abbiamo lavorato sulla memoria, sui ricordi, riscontrando che non è mai facile accertarne la veridicità, distinguere il vero dal verosimile nelle curve della memoria. Siamo poi passati ai luoghi. È sempre interessante filmarli: significa averne cura. Infine abbiamo scelto le parole e i rappresentanti di quei luoghi, volti o voci che diventassero parte rappresentativa di un comunità».

Cecilia Mangini, per nulla provata dalle 72 ore di attività, nonostante i novantadue anni, racconta, con la voce ancora piena di emozione: «Questo workshop dell’Isre è stato un incontro che fin dal principio mi ha trasmesso una grandissima energia. Sono venuta per ascoltare i problemi dei giovani, per potermi arricchire delle loro testimonianze, e loro non mi hanno deluso, mi hanno dato tante cose. Ho sentito il battito del loro cuore».

«La cultura è un baluardo contro la barbarie» chiude il Presidente dell’Isre Giuseppe Matteo Pirisi «un modo per costruire ponti e non muri, nel nome dell’amicizia tra i popoli». Rafforza il concetto Ignazio Figus, responsabile del settore Promozione e promozione audivisuale Isre: «Questa tre giorni è stata un momento di riflessione. Si è parlato di cinema, di fotografia, ma soprattutto si sono create relazioni. Abbiamo così sottolineato, una volta di più, il ruolo dell’Isre come laboratorio, luogo dove il cinema si pratica, ma soprattutto si fa».

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