domenica 20 ottobre 2019, Aggiornato alle 22:40
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Giornali di fine secolo “dei nostri immigrati argentini” in mostra a Casa Deriu

Giornali in mostra a Casa Deriu (© P.G.Vacca)
Giornali in mostra a Casa Deriu (© P.G.Vacca)

Tra le cose da vedere un ritaglio di un romanzo d’appendice di una sconosciuta Grazia Deledda

Una collezione di giornali provenienti dall’Argentina, stampati per la grande colonia di emigrati nostrani che, tra la fine dell’800 e i primi del 900, popolavano lo stato sud americano, sono l’ultimo prezioso bagaglio di documenti che è venuto in possesso del Museo Casa Deriu di Tresnuraghes, struttura che recentemente ha ricevuto un riconoscimento ufficiale da parte della Regione.

Giornali in mostra a Casa Deriu (© P.G.Vacca)

Giornali in mostra a Casa Deriu (© P.G.Vacca)

I giornali sono arrivati dentro uno scatolone portato in Sardegna con i bagagli del maestro Gavino Marras, il quale, alla fine dell’800, per beghe politiche, guarda caso con gli allora padroni dell’attuale casa-museo, i Zedda Attene, fu costretto ad emigrare in Argentina.

Tornato in patria “su mastru Marras” portò con se il prezioso carico che ora è allo studio dei coordinatori del museo. La collezione si aggiunge alla vasta documentazione sui “desaparecidos”, le vittime del feroce dittatore Videla, che, in un periodo molto più tardo del 900, afflisse l’Argentina, provocando centinaia di morti ammazzati, tra cui i due tresnuraghesi Marras e Mastino, che hanno dato il nome alla omonima fondazione, ora altro patrimonio del museo.

Casa Deriu, ( così chiamata dagli ultimi proprietari dell’abitazione) è nata, alcuni anni fa, al lato della ristrutturazione di una casa settecentesca, che fu di proprietà della ricca famiglia borghese Zedda Attene, che diede origine, a fine 800, a una schiatta di notai ed avvocati.

Illustrazioni dei Romanzi (P.G.Vacca)

Illustrazioni dei Romanzi (P.G.Vacca)

All’interno della casa una ricca collezione di giornali, riviste, riviste illustrate e libri, che consentono di ripercorrere gli avvenimenti politici, di cronaca e mondani, dell’epoca. Con essi i ritagli dei romanzi di appendice, tra cui uno di una giovane e sconosciuta Grazia Deledda.

Un affascinante viaggio a “fin de siecle”, oltretutto con le illustrazioni che riproducono i personaggi e i costumi dell’epoca. Un patrimonio inestimabile per chi voglia condurre ricerche storiche. Nelle stanze del palazzo sono stati ricostruiti alcuni ambienti domestici, in tono con l’emeroteca. Il museo fa parte di un complesso, condotto dalla stessa società, che comprende anche i murales di Tinnura con alcuni laboratori e il museo del cestino di Flussio. Un compendio, insomma, del patrimonio culturale della Planargia. Inoltre la struttura museale porta avanti dei laboratori sulla scrittura, il riciclo e la pittura delle magliette, rivolti a varie fasce d’età. E ancora organizza cicli di conferenze sulla storia e archeologia.

Pier Gavino Vacca

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