martedì 19 febbraio 2019, Aggiornato alle 18:29
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Delitto Monni Masala. Colpo di scena: la Difesa, accusata di “gravi parole”, esce dall’aula

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Il PM Andrea Vacca durante la replica (foto S.Novellu)
Il PM Andrea Vacca durante la replica (foto S.Novellu)

 

«Gravi parole sono state usate dall’avvocato Doneddu nella su arringa, quando ha detto che durante le indagini sono state smarrite dal questa Procura della Repubblica carte importanti per il processo. Tutto ciò mi porta a valutare l’opportunità di tutelare, nelle opportune sedi, la mia persona, i miei collaboratori e il mio istituto». Esordisce cosi il Pm Andrea Vacca nella ripresa dell’udienza, nel pomeriggio di oggi.

Sentite le “accuse”, l’avvocato Doneddu, ha svestito la toga ed è uscita dall’aula, inizialmente appoggiata nelle suo gesto anche dall’avvocato Rovelli.

La risposta dell'avvocato Rovelli a Vacca (foto S.Novellu)

La risposta dell’avvocato Rovelli a Vacca (foto S.Novellu)

Vacca, ripresa la sua replica, evidenzia di aver parlato di dati certi «gravi e concordanti fra loro» a carico del 22 enne di Ozieri. «Certezza probatoria e assenza di ragionevole dubbio» prosegue Vacca, che nel proprio racconto riprende alcuni elementi che “inchioderebbero” Cubeddu quale responsabile dei due omicidi. Dalla moto, alle chat e alle intercettazioni ambientali e telefoniche tra i due cugini, i quali come specificato da Vacca:«erano complementari uno all’altro» e sopratutto il pubblico ministero difende i testimoni della vicenda, messi fin troppo in discussione dalla Difesa.

Alberto Cubeddu durante la replica di Vacca (foto S.Novellu)

Alberto Cubeddu durante la replica di Vacca (foto S.Novellu)

Nella mattinata di oggi, invece si è conclusa la lunga e certosina esposizione dell’avvocato Patrizio Rovelli, la quale è andata a completare quella della collega Doneddu. Ancora in discussione la figura di Taras. Per la difesa quest’ultimo avrebbe mentito su orari e conversazioni avvenute con Alberto Cubeddu.

Rovelli ha terminato mostrando un filmato che risalirebbe al 8 maggio, giorno dell’omicidio di Gianluca Masala. Si tratta delle riprese di telecamere di un ovile ubicato nell’agro di Orune che mostrano un’auto (una Fiat Grande Punto) che passa in quel punto subito dopo il delitto: per  Rovelli si tratterebbe dell’auto che ha visto la testimone oculare, la studentessa Giuliana Mariane al posto dell’Opel Corsa.

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