lunedì 15 luglio 2019, Aggiornato alle 19:51
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Delitto Monni-Masala. Nuova indagine per Pinna: indagato per rapina e tentato omicidio

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Paolo Enrico Pinna
Paolo Enrico Pinna

Condannato anche dal GUP di Cagliari  a 2 anni e 4 mesi per evasione e rapina

Paolo Enrico Pinna, il 20enne di Nule condannato in due gradi di giudizio per gli omicidi di Gianluca Monni e Stefano Masala, sarà sottoposto a un nuovo processo.

Il giovane ha infatti ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini per rapina e tentato omicidio nei confronti di un 28enne di Ozieri, Gavino Mu. L’inchiesta è della Procura dei minori di Sassari, perchè Paolo Enrico Pinna era minorenne all’epoca dei fatti contestati.

La rapina risale al gennaio 2014: Gavino Mu era stato ferito con due colpi di pistola nel tentativo, fallito, di difendere l’auto di un amico, una Mercedes C200. Era questo l’obiettivo del malvivente, riuscito poi a fuggire sulla vettura rubata e successivamente ritrovata nelle campagne di Nule.

La nuova indagine sul giovane  è emersa ieri in Corte d’Assise a Nuoro durante il processo ad Alberto Cubeddu, il 22enne di Ozieri, cugino di Pinna, anche lui imputato per i delitti Monni e Masala.

Ma i guai per il giovane non sono terminati:  gli sono stati inflitti ulteriori due anni e 4 mesi per evasione e rapina.

Paolo Enrico Pinna subito dopo essere stato richiuso nel carcere minorile di Quartucciu, aveva scavalcato con una scala il muro di cinta del penitenziario fuggendo e venendo catturato un’ora e mezza dopo dai carabinieri davanti alla chiesta parrocchiale di Maracalagonis. Durante la fuga aveva rubato anche un trattore ad un agricoltore.  Davanti al Gup di Cagliari ieri si è chiuso con rito abbreviato il processo seguito dalla condanna chiesta dal pubblico ministero Danilo Tronci.

In precedenza, il giudice aveva disposto una perizia psichiatrica che aveva evidenziato la non totale capacità di intendere e di volere dell’imputato. All’esito di questa perizia si erano appellati anche i difensori Stefano Rossi e Angelo Merlini nel sollecitare l’assoluzione del loro assistito, ritenendo anche che il quadro probatorio non fosse così scontato. Al termine di una lunga camera di consiglio, il giudice Giampaolo Casula, ha sposato la tesi del suo perito: Pinna è solo “parzialmente incapace di intendere”, da qui la riduzione della pena finale ma non l’assoluzione per non punibilità dell’imputato. Una volta depositate le motivazioni della sentenza, i difensori presenteranno ricorso in appello.

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