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Il Coro Barbagia, uno dei primi cori sardi, compie mezzo secolo (1966-2016)

Il Coro Barbagia nel 1966, anno della fondazione
Il Coro Barbagia nel 1966, anno della fondazione

Fondato da Banneddu Ruiu il Coro Barbagia, un coro diventato un mito del canto polifonico folkloristico in Sardegna, nasceva il 12 settembre del 1966. Il suo primo lavoro discografico, Sardegna Canta e Prega, resta come una pietra miliare nel canto polifonico folkloristico sardo. Tra le grandi voci soliste quella del tenore Giuseppe Tanchis e del basso Matteo Scrugli.

Il Coro Barbagia di Nuoro, uno dei più vecchi e prestigiosi cori polifonici folkloristici della Sardegna compie 50 anni di attività canora. E’ una storia comune a tanti cori nuoresi l’avventura canora intrapresa allora da 14 nuoresi guidati dal maestro Banneddu Ruiu: Antonio Serusi, Gian Michele Porcu, Salvatore Nuvoli, Gioacchino Scrugli, Efisio Melis, Amanzio Marras, Giuseppe Putzu, Matteo Scrugli, Giuseppe Tanchis, Antonio Lai, Matteo Goddi, Gianfranco Solinas, Raffaele Caciotto e Peppino Conti, tutti uniti dalla grande passione per il canto popolare, legata al forte attaccamento per le tradizioni nuoresi.

Nacque così il 12 settembre di quel 1966 il Coro Barbagia, un coro destinato a tracciare come un solco la storia della coralità nuorese in tutta la Sardegna e oltre i confini dell’Isola. Il Coro Barbagia si può definire un coro nato adulto, in quanto la quasi totalità dei componenti proveniva dal settore di voci maschili della prestigiosa ex Corale Santa Maria della Neve, fondata nel 1963 e diretta da don Pietro Cottu, e dal coro diretto da don Sergio Piras, maestro di Cappella e organista della cattedrale di Nuoro.

Da parte sua, il maestro Banneddu Ruiu nella veste di direttore e armonizzatore, mise a frutto la sua grande creatività e le sue collaudate doti musicali, armonizzando a 4 voci virili gli antichi canti melodici della tradizione popolare nuorese. Già fondatore ai primi degli anni Cinquanta di un Coro di Barbagia, il maestro Ruiu aveva partecipato nel 1954 alla preparazione di un gruppo di coristi nuoresi, che in seguito costituirono il Coro di Nuoro, che nel 1955 partecipò con successo al famoso concorso canoro “Campanile d’oro”, importante gara a squadre tra tutte le regioni d’Italia trasmessa da radio Rai, che portò con il Coro di Nuoro la Sardegna in finalissima nazionale, imponendosi tra tutte le regioni d’Italia.

Il lavoro iniziale svolto dal maestro Banneddu Ruiu, fu un lavoro di ricerca e di ascolto per riportare sul pentagramma le antiche melodie popolari, e armonizzarle secondo i canoni in un contesto più ampio secondo la tradizione polifonica classica. Primo obiettivo del Coro Barbagia secondo il maestro Ruiu (insignito i seguito del titolo di Maestro del Folklore nel 1982), fu quello di valorizzare il grande patrimonio musicale sardo in generale e nuorese in particolare, con elaborazioni di tipo contrappuntistico – polifonico, ma sempre nel pieno rispetto degli aspetti che caratterizzano il canto sardo tradizionale.

Nacquero così brani come: Non potho reposare, Bobore ficumurisca, Non mi giamedas Maria, In su monte ‘e Gonare, Sa cozzula, Miserere, Adios Nugoro amada, S’andira, Cunservet Deus su Re, Stabat mater e Zia Tatana Faragone, che s’imposero nel panorama canoro nuorese e oltre i confini della Sardegna. Merito anche di grandi voci di solisti, come quella del tenore Giuseppe Tanchis, grande interprete della famosa Non potho reposare, e del basso Matteo Scrugli, insuperato interprete di Non mi ghiamedas Maria (vedi filmato). Sempre nel 1966, il Coro Barbagia per la RCA Italiana incise il primo lavoro discografico dal titolo Sardegna canta e prega, lavoro destinato a rimanere come una pietra miliare nella storia del canto corale sardo.

Il coro Barbagia al Teatro Regio di Parma (1990)

Il coro Barbagia al Teatro Regio di Parma (1990)

«Bisogna dare atto al Coro Barbagia – scriveva il sen. Ariuccio Carta nella presentazione del disco – di aver saputo rievocare attraverso le originali armonizzazioni del suo direttore, senza indulgere in leziosaggini o in facile retorica, un mitico mondo di valori, ancora così vivi nella coscienza popolare. L’interpretazione intensa di pathos e pure così misurata è aderente allo spirito della musica sarda. Senti infatti che è l’anima del popolo sardo che vibra in questi canti con uno smorzato sorriso nelle scanzonate strofe degli inni di sapore goliardico, con acuto senso di rimpianto nelle patetiche note delle liriche d’amore o del nostalgico addio dell’emigrante, con profondo senso religioso delle solenni e meste invocazioni della Settimana Santa. Il tono è sempre grave e mesto: vi ritrovi l’eco di un’antica saggezza, maturata negli sconfinati silenzi e resa più acuta da secolari sventure. Una saggezza che non lascia spazio a facili illusioni, ma conferisce un senso quasi drammatico della vita. Non è utile ricercare gli autori della melodia di questi canti: autore e protagonista di esso è tutto il popolo sardo che nei secoli, isolato da altre civiltà, a diretto contatto con la natura ne ha espresso una propria, quella che oggi chiamano cultura barbaricina. Ad essa hanno attinto a larghe mani i più grandi artisti sardi e ad essa appartengono per le motivazioni psicologiche e per la composizione poetica e per la melodia e armonia questi bellissimi canti popolari. È merito certo del Coro Barbagia – aggiungeva il senatore Carta – e del suo direttore e armonizzatore, Banneddu Ruiu, di aver saputo riprodurre dello spirito stesso questa musica nella quale i sardi si riconoscono. Penso che in ciò siano stati favoriti dalla loro esperienza di vita, dal legame vivo che sentono con le tradizioni del nostro popolo e dalla passione con cui intendono far rivivere nel presente queste tradizioni».

Nella sua lunga attività il Coro Barbagia è stato qualificato ambasciatore del canto corale sardo in generale e nuorese in particolare in Austria, ex Unione Sovietica, Belgio, Egitto, Germania, Spagna e Ungheria. Ha partecipato a importanti rassegne corali e festival internazionali. Tra i più importanti riconoscimenti sono da citare: 1° Premio al concorso regionale “ Premio Città di Ozieri per Cori tradizionali sardi” negli anni 1988 e 2002, e sempre nel medesimo concorso ragionale premio per la “Migliore vocalità” nel 1992; 1° Premio “Concorso Regionale Loiri-Porto San Paolo” nel 1998 e 2° Premio al “Festival della Canzone Sarda” Città di Sestu. Si è esibito in importati teatri: Teatro Regio di Parma, Teatro Grande di Brescia, Palazzo Brancaccio di Roma, Teatro del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, Teatro Romano di Aosta, e in storiche chiese, come: La basilica di San Pietro in Vaticano (alla presenza di S. S. Giovanni Paolo II), il duomo di Milano, la basilica di San Francesco ad Assisi, la Certosa di Pavia e la basilica di Santa Croce a Firenze. Ha registrato importanti programmi per la Tv Italiana, Svedese, Tedesca, Austriaca, Spagnola e Ungherese.

Il Coro Barbagia nel 2016 a Mamoiada

Il Coro Barbagia nel 2016 a Mamoiada

Nel 1974 la direzione del Coro Barbagia è passata al maestro Gioacchino Scrugli (nominato Maestro del Folklore nel 1994) che ha contribuito a divulgare il patrimonio musicale del coro con 3 incisioni discografiche: Sardegna canta e prega voll. 2, 3, e 4.

Attualmente, direttore del Coro Barbagia è il giovane maestro Sandro Pisanu, che con competenza artistica e grande impegno musicale continua a portare avanti quella grande tradizione che ha avuto inizio mezzo secolo fa.

Michele Pintore 

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1 Response

  1. Giovanni

    Come al solito Michele Pintore ci porta indietro negli anni, rispolverando nella mia mente quei bei ricordi che Nuoro mi ha saputo regalare .
    Riportando alla vita le persone passate che hanno arricchito Nuoro di storie e racconti fiabeschi ma reali , che incantano e fanno sognare.

    Grazie Michele

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