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Salvatore Satta: un convegno e un racconto per immagini per ricordare i 40 anni dalla morte

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I "Segni delle radici" nel Giorno del giudizio alla Satta (foto S.Meloni)

 

“Come in una di quelle assurde processioni del paradiso Dantesco, sfilano in teorie interminabili  ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d’ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso per la loro vita, mi sento come un ridicolo Dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per libarli in eterno dalla loro memoria”.

I "Segni delle radici" nel Giorno del giudizio alla Satta (foto S.Meloni)

I “Segni delle radici” nel Giorno del giudizio alla Satta (foto S.Meloni)

Da queste parole di Salvatore Satta si può capire l’essenza del Giorno del giudizio, spirito che ha caratterizzato anche le celebrazioni del 40° anniversario della morte del giurista scrittore tenutesi a Nuoro la settimana scorsa.

Il capoluogo barbaricino lo ha ricordato attraverso due importanti appuntamenti: un convegno sull’attività giuridica e letteraria e uno spettacolo che con semplicità e immediatezza ha evocato i momenti più significativi del Giorno del giudizio. 

Il Convegno di Studi nazionale si è svolto venerdì scorso nella biblioteca “Sebastiano Satta” con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale. Al Simposio hanno partecipato diversi studiosi ed è stata analizzata la figura dello scrittore giurista e l’humanitas dell’opera letteraria. Salvatore Satta (1902-1975) dedicò la maggior parte della sua vita all’insegnamento della giurisprudenza e del diritto a Roma e la sua sensibilità si formò con lo studio del latino e del diritto dei romani.

Durante il Convegno è stato ricordato che II Giorno del giudizio, la cui prima stesura risale al 1970 fu pubblicato solamente dopo il 1977. Diverse volte l’autore mise da parte quest’opera è prosegui nella propria carriera universitaria. Dopo la sua pubblicazione venne riconosciuto come un capolavoro della letteratura Italiana, tradotto in 16 lingue e pubblicato in 17 paesi. Nel 1981, infine, sarà ritrovato e dato alle stampe il manoscritto originale e inedito della Veranda.

II Giorno del giudizio è un’opera complessa e difficile da descrivere, l’associazione culturale “I segni delle radici” lo ha fatto giovedì scorso nell’auditorium della Biblioteca Satta.

Gavino Poddighe legge Il Giorno del giudizio alla Satta (foto S.Meloni)

Gavino Poddighe legge Il Giorno del giudizio alla Satta (foto S.Meloni)

Un racconto per immagini (da un’idea del regista teatrale Gavino Poddighe che ne ha  curato anche la regia) ha evocato luoghi e personaggi descritti nel capolavoro letterario Sattiano, grazie alle letture di Gonaria Delogu, Vittoria Marras, Tonino Mesina e Marco Moledda, mentre le immagini sono state curate da Pasquale Mereu e Miriam Zucchiatti, luci e suoni da Paolo Altea.

«Scrivo queste pagine che nessuno leggerà, perché sperò di avere la lucidità di distruggerle prima della mia morte» dice Satta e ciò viene ricordato in occasione dello spettacolo teatrale dove è evidenziato che l’autore scrive per i morti perché per un sardo e per un nuorese, solo una dimora può affermare la propria ricchezza: il cimitero.

Atrraverso le voci degli attori rivivono alcuni personaggi chiave del romanzo da Donna Vincenza alla quale il marito Don Sebastiano Sanna ricorda che «sta al mondo soltanto perché c’è posto»; Boele Zicheri il farmacista che dopo la sua morte lascio tutti i suoi beni all’ospedale una volta diseredati i nipoti; Fileddu il matto preso in giro da tutti ma commemorato alla sua morte come un nobile uomo e infine la descrizione del suicidio di Pietro Catte, tra le pagine più suggestive del romanzo, il quale spinto da diavoli e streghe della tradizione si impicca nella tanca di Biscollai dopo aver perso ingenuamente a Milano i soldi ricavati dalla vendita della casa e dei terreni lasciatigli in eredità da zia Mariantonia.

Infine è stata ricordata Nuoro, “che non era che un nido di Corvi” per quanto, come è scritto nel capitolo dedicato a Pietro Catte, era la realtà nel mondo: ” la realtà morale, il luogo e il Giorno del giudizio: la coscienza che si è fissata nelle persone. Tutto il male e il bene che fai lo fai per Nuoro. Dovunque tu vada, Nuoro ti insegue”

 

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