#NUORO — Se la politica locale fosse un film, la scena madre di questi giorni non sarebbe ambientata nell’aula infuocata del Consiglio comunale, tra accuse di “inganno”, regolamenti di conti ed esami di bilancio. La vera immagine simbolo sta qualche centinaio di metri più in là, ai giardini di pazza Vittorio Emanuele.
Protagonista, manco a dirlo, è sempre lei: la fontanella della discordia, quella stessa finita mesi fa al centro di infuocate polemiche cromatiche tra il verde e il blu, tra chi parlava di decoro e chi accusava la Giunta di “bricolage di quartiere”, costando fiumi di parole, post social e furiose arringhe istituzionali. Ebbene, oggi la realtà si è presa la sua rivincita con un contrappasso narrativo quasi perfetto: il rubinetto della fontanella si è rotto e l’acqua scorre ininterrottamente da giorni. Un getto continuo, generoso, del tutto indisturbato.

Il rubinetto rotto della fontanella dei Giardini
Mentre a Palazzo Civico i vertici dell’Amministrazione e le forze di Maggioranza e Opposizione spendono ore a scambiarsi stoccate sul rigore amministrativo, sui codici della strada e sull’equilibrio dei conti pubblici, a pochi passi dai banchi della Giunta le risorse della collettività vanno letteralmente a farsi benedire in un tombino. È la parabola perfetta della politica dei nostri tempi: straordinariamente efficiente nel produrre concetti complessi, dibattiti fiume e contrapposizioni ideologiche, ma clamorosamente distratta di fronte a un rubinetto guasto.
Forse, prima di avventurarsi nelle architetture della mobilità urbana o di redigere ponderati piani strategici, la politica cittadina dovrebbe riscoprire una virtù antica e un po’ dimenticata: la capacità di manutenzione del quotidiano. Perché a furia di accapigliarsi sui massimi sistemi e sulle sfumature dei colori, si rischia un paradosso amaro. Quello di una città dove le parole abbondano, la burocrazia analizza, ma l’acqua — e con essa l’attenzione per il decoro comune — continua semplicemente a scorrere via.
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