Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) accoglie con favore lo stanziamento di 20 milioni di euro disposto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’acquisto di apparecchi di raffrescamento nelle scuole. Una misura che prende atto di una criticità climatica ormai non più episodica ma strutturale, destinata a rientrare nella programmazione ordinaria dell’edilizia scolastica. Tuttavia, come sottolineato dal presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, i 20 milioni rispondono a un’emergenza immediata che non va sovrapposta alla proposta avanzata dal Coordinamento al ministro Giuseppe Valditara: un piano triennale nazionale da 1,5 miliardi di euro per l’adattamento climatico e l’efficientamento energetico degli edifici.
RISCHIO SPRECHI ED EFFICIENZA ENERGETICA – Il punto critico evidenziato dal Coordinamento riguarda la reale fattibilità dell’installazione e la sostenibilità economica dei consumi nel tempo. Acquistare i dispositivi è semplice, ma collocarli in immobili datati, privi di isolamento termico, con infissi inefficienti o impianti elettrici inadeguati rischia di generare costi di gestione altissimi a carico della spesa corrente futura. Il valore economico reale dell’operazione, sottolinea Pesavento, va misurato sul ciclo di vita del prodotto: installazione, manutenzione e consumi energetici. A ciò si aggiunge il nodo giuridico e amministrativo della legge 23/1996, che assegna la competenza sugli immobili agli enti locali (Comuni, Province e Città metropolitane), richiedendo una stretta sinergia con i dirigenti scolastici e un’attenta valutazione dei rischi microclimatici ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
PIANIFICAZIONE E RIEQUILIBRIO TERRITORIALE – Per il CNDDU, l’obiettivo primario è evitare che i 20 milioni si traducano in una mera sommatoria di acquisti slegati da una visione d’insieme. I dati raccolti con questo primo intervento devono servire da base per monitorare le criticità degli edifici e calibrare le risorse future. In quest’ottica, la proposta da 1,5 miliardi su scala triennale resta centrale per garantire un riequilibrio territoriale, evitando che la diversa capacità finanziaria degli enti locali crei studenti di serie A e di serie B di fronte all’emergenza caldo. L’intervento del Ministero è dunque un buon punto di partenza, ma la vera sfida risiede nel trasformare un’emergenza stagionale in un piano organico di riqualificazione edilizia.
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