In un reportage degli anni Cinquanta, il giornalista Guido Piovene esplora le radici dell’artigianato isolano. In un piccolo laboratorio di Oliena, Salvatore Mastroni plasma l’identità di un intero popolo.
Correva l’anno 1953, quando il giornalista e scrittore Guido Piovene (Vicenza 1907 – Londra 1971) intraprese l’interessante viaggio nell’Italia del dopoguerra alla scoperta delle regioni della ricostruzione, culminato con la pubblicazione del suo reportage nel libro Viaggio in Italia. Fu un viaggio durato tre anni, dal 1953 al 1956, attraverso i molteplici paesaggi della penisola, tra pittoresche località del nostro territorio alla scoperta delle regioni italiane, delle città, borghi, dai più noti a quelli dimenticati. Un’impresa straordinaria dalla quale scaturì la storia di un paese alle prese con la ricostruzione, con il boom della ripresa dopo i danni bellici, ma anche di un paese che continuava a vivere ancora attaccato alle proprie radici e alle tradizioni locali. E fu proprio l’attenzione alle grandi tradizioni popolari, che nell’ottobre del 1956 portò il giornalista e scrittore a visitare Oliena, dedicando al ridente centro adagiato sotto il massiccio del Corrasi significative pagine del suo reportage. Qui restò particolarmente colpito dalla bellezza dei suoi costumi e dalla straordinaria ricchezza dei gioielli indossati, che così commentò: «… i costumi lussuosi sono in diminuzione, e quelli che rimangono sono conservati da pochi come ricchezze da museo».

Un dettaglio di abito tradizionale (foto S.Novellu)
«Il costume viene portato con fierezza e orgoglio da tutti, anche nei ceti più poveri. A Oliena – continua Piovene – sono entrato per vedere un costume in una casa poverissima. Vi erano tre ragazze coi piedi scalzi, ma di straordinaria bellezza, e non già popolana ma signorile ». Ma l’attenzione del giornalista – scrittore si rivolse particolarmente ai ricchi gioielli, frutto del lavoro degli orafi sardi, che arricchivano gli splendidi costumi femminili. Volendo incontrare un’autore dei gioielli gli venne indicato il nome di Salvatore Mastroni, noto Badore, artigiano orafo allora quarantasettenne affermato e conosciuto in tutto il nuorese. Così Piovene ricorda l’incontro in quell’ottobre del 1956: «Ho incontrato ad Oliena uno degli ultimi esemplari dei famosi orafi sardi. La Sardegna ci ha dato forse i più bei gioielli popolari d’Italia; i quali subirono varie influenze attraverso i secoli, ma con un fondo inalterato; simili sopratutto, con il loro gusto orientale, ai gioielli di un altro popolo pastorale, quelli del retroterra dalmata. Tutti ricordano le fibbie, i pettorali, gli orecchini, le spille, i bottoni abbinati per chiudere la camicia intorno al collo e ai polsi, le collane, che si associavano al costume festivo; e ancora, quei rosari d’oro e d’argento, grandi, dai quali pendevano crocifissi, medaglioni per reliquie; oppure oggetti più minuti, come punteruoli d’argento per pulire i denti e le orecchie». «l’orafo di cui parlavo – continua il ricordo di Guido Piovene – abita in una casetta di tipo arabo, con un piccolo patio, sul quale pende l’uva da un pergolato. E’ un contadino che dedica le ore libere a quei raffinati lavori, seguendo la tradizione del padre, e infatti – prosegue Piovene – lo trovai che pigiava l’uva. Lasciata l’uva mi portò in casa ed aprì uno scrigno traendone un mucchietto di gioielli antichi, che non venderebbe per nessuna ragione». Iniziò così l’interessante conversazione tra il giornalista – scrittore e il valente orafo che proseguì fornendo all’illustre ospite l’elenco dei nomi dei gioielli della grande arte orafa olianese, e fornendone allo stesso tempo dettagliate notizie e informazioni sull’uso, gli scopi, i valori e l’importanza attribuita dalla tradizione popolare agli stessi gioielli, come: Sa gutturada, Sos buttones, Su sole, S’ispurgadèntes; Su rosariu hin sa medaglia e su Vrohu; Sa nuschera; S’aneddu ‘e pranza; L’agnis; Su richilliàriu; Su cocco e vari pendenti.
MASTRONI – UNA FAMIGLIA DI ORAFI – Parlare di arte orafa in Sardegna vuol dire parlare obbligatoriamente di Salvatore Mastroni, un nome che a Oliena, in Barbagia, ma si può dire in tutta la Sardegna, è sinonimo, di storia, tradizione e creatività nell’arte orafa. Una famiglia dove la creatività artigianale è stata sempre parte integrante della tradizione, tradizione indubbiamente derivata dal proprio DNA. Salvatore Mastroni, noto Badore, nasce a Oliena nel 1909 da Giampietro (1860 1938) , esperto orafo del luogo, discendente da una famiglia dove l’arte orafa era di casa. Il giovanissimo Salvatore fece quindi pratica presso la bottega paterna, dimostrandosi fino dall’età di quindici anni dotato di facile apprendimento e di particolare ingegno e creatività. Mandò avanti nel tempo l’attività paterna, ampliando la produttività fino a diffondere e far conoscere la sua arte in tutta la Sardegna. Nella sua lunga carriera si avvalse anche della preziosa collaborazione di grandi artisti locali, come il caso dei pittori, Giovanni Ciusa Romagna e Giovanni Antonio Sulas. La sue creazioni, contrassegnate dall’inconfondibile marchio – 05 – concesso dalla Camera di Commercio di Nuoro, divennero in breve sinonimo di qualità e creatività fatta nel rispetto dell’antica tradizione. L’esperienza fatta sul campo dal maestro Mastroni, portò negli anni ‘70 i responsabili dell’Istituto d’Arte Francesco Ciusa di Nuoro ad affidargli l’incarico di insegnante di materie artistiche presso la locale sede nuorese. Si deve in gran parte ai suoi preziosi insegnamenti la formazione professionale di numerosi orafi professionisti e insegnanti di materie artistiche attivi ancora in tutta la Sardegna. In beve tempo il nome di Salvatore Mastroni divenne un sicuro marchio di riferimento, tanto da ottenere numerosi riconoscimenti e attestati. Nel 1951 ottenne il “Diploma per meriti artistici” per aver realizzato la collezione e la riproduzione fedele degli antichi gioielli della tradizione sarda. Negli anni ‘60, insieme all’orafo di Dorgali Billia Pinna (altro grande nome dell’arte orafa tradizionale in Sardegna – nda ) ottenne (ex equo) il 1° premio in occasione dell’esposizione organizzata dall’ISOLA a Sassari. Il comune di Oliena, in occasione della tradizionale manifestazione di “Cortes apertas” tenutasi nel 2014, volle ricordare l’illustre concittadino Badore Mastrone con uno speciale premio per la sua lunga carriera artistica, con la motivazione: “Artigiano di grandissima capacità che traduceva le sue intuizioni artistiche in autentici capolavori”. Sempre in occasione di “Cortes apertas”, nel 2015 l’amministrazione comunale di Oliena insignì la famiglia Mastroni, di uno speciale riconoscimento, per: “ Aver dato lustro e onore a tutta la cittadinanza olianese con le loro creazioni, straordinario manufatto identitario di un popolo”. Di rilievo fu infatti il ruolo non marginale che ebbe la famiglia Mastroni, a cominciare dalla moglie, Francesca Maria Ticca, alla figlia Maria, classe 1943, che continua a lavorare seguendo le orme paterne, e al figlio Franceschino, abile disegnatore che saltuariamente ha contribuito alla creazione di artistici gioielli. A entrambi si devono le realizzazioni degli artistici reliquari in argento che ornano le statue di Sant’Ignazio di Loyola e di San Francesco Saverio nella chiesa parrocchiale di Oliena. Capolavori creati dal maestro Mastroni fanno parte di importanti collezioni private, e tra questi: il prezioso rosario donato nel 1962 a papa Giovanni XXIII e l’artistica collana donata dal Presidente della Regione sarda, on. Mario Melis, alla principessa Lady Diana Spencer nel 1985, in occasione della sua visita ufficiale in Sardegna. Altre preziose creazioni di Salvatore Mastroni sono gelosamente custodite presso le residenze di importanti personaggi del mondo dello spettacolo, come gli attori Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Peppino e Luigi De Filippo, del mondo dell’economia, come Paolo Savona, del giornalismo, come Guido Piovene, e dell’arte come il pittore Giuseppe Biasi. Il maestro Salvatore Mastroni venne a mancare nel 1991 all’età 82 anni, lasciando dietro di se una lunga e nutrita schiera di orafi suoi allievi e di docenti che continuano a tramandare la sua arte creativa negli Istituti d’Arte.
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