Le onde si infrangono pigre sui graniti rosa di Cala Finanza, dove il profumo del lentisco e del mirto domina ancora incontrastato l’aria salmastra. Da qui, l’isola di Tavolara appare come un colosso di calcare adagiato sul mare, una presenza solenne che protegge l’omonima Area Marina Protetta. È un angolo di Sardegna rimasto miracolosamente immune dalle colate di cemento che hanno ridisegnato altre coste dell’isola. Eppure, camminando lungo i sentieri sterrati di Punta La Greca, nel comune di Loiri Porto San Paolo, si percepisce una tensione invisibile. Non ci sono ancora le ruspe, ma le carte millimetrate della burocrazia hanno già tracciato il destino di questi ettari selvaggi: un mega resort d’élite, ville con vista protetta, piscine a sfioro, campi da golf, boutique esclusive e un eliporto per garantire la massima privacy a una clientela globale. L’investimento stimato si aggira intorno ai 200 milioni di euro, un fiume di denaro proveniente da un importante gruppo finanziario brasiliano pronto a trasformare questa terra di salvaguardia ambientale nell’ennesimo paradiso blindato del turismo di lusso.
LA CORSA PREFERENZIALE – LE STANZE DI ROMA E IL PARADOSSO DELLA ZES – Per comprendere come un’area teoricamente blindata dai vincoli paesaggistici sia finita nel mirino dei costruttori, bisogna lasciare la costa e addentrarsi nei palazzi del potere romano. È qui che si è consumato il corto circuito istituzionale. Durante le Conferenze dei servizi, i tecnici della Regione Sardegna, la Soprintendenza e persino il ministero della Cultura avevano alzato un muro di pareri negativi, denunciando la totale assenza di valutazioni d’impatto ambientale su un ecosistema così fragile. La svolta è arrivata con l’applicazione dell’autorizzazione unica legata alla ZES, la Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno. Uno strumento nato per snellire la burocrazia industriale e attrarre fabbriche o poli logistici nelle aree svantaggiate, che in questo lembo di Gallura è diventato la chiave d’accesso per scavalcare i piani paesaggistici locali. Il definitivo via libera concesso dal Consiglio dei ministri ha squarciato il velo, trasformando un caso di urbanistica locale in un precedente politico nazionale: se i vincoli ambientali possono essere compressi a colpi di decreti centrali, nessuna costa italiana è più davvero al sicuro.
LA TRINCEA DI VILLA DEVOTO – LA REAZIONE DI CAGLIARI CONTRO IL POTERE CENTRALE – A Cagliari, la reazione della giunta guidata da Alessandra Todde è stata immediata e priva di sfumature diplomatiche. Per l’esecutivo regionale, il decreto che autorizza il piano della Tavolara Bay S.r.l. non è solo un attacco all’ambiente, ma una vera e propria invasione di campo che calpesta l’Autonomia speciale della Sardegna. L’assessore dell’Urbanistica Francesco Spanedda ha lavorato ai ricorsi legali per blindare le prerogative dell’isola, mentre le opposizioni in Parlamento hanno sollevato il caso con interrogazioni di fuoco. La tesi della Regione è netta: la pianificazione del territorio spetta a chi quella terra la vive e la governa, non a deroghe romane cucite su misura per capitali stranieri. Lo scontro si gioca sul filo del diritto costituzionale, ridisegnando i confini del delicato rapporto tra lo Stato centrale e le regioni a statuto speciale, storicamente custodi della propria identità paesaggistica.
IL CONTO ALLA ROVESCIA – LA PIAZZA DEL PRIMO LUGLIO E I GIUDICI DELL’8 LUGLIO – La battaglia, però, non vive solo di faldoni giudiziari e dichiarazioni d’aula. La percezione del pericolo ha risvegliato la coscienza civile di un territorio che non vuole rassegnarsi a vedere privatizzato il proprio orizzonte. I comitati spontanei, i cittadini e i piccoli imprenditori locali — che temono di essere schiacciati dal colosso a cinque stelle — hanno iniziato a fare rete. Il calendario ha già due date cerchiate in rosso. La prima è quella del primo luglio, quando un grande raduno pacifico richiamerà a Cala Finanza centinaia di persone per formare una catena umana a difesa del promontorio. La seconda data, quella decisiva, è l’8 luglio. Dopo che il presidente del TAR Sardegna ha temporaneamente congelato la sospensiva d’urgenza — forte dell’impegno della società costruttrice a non avviare alcun cantiere durante i mesi estivi —, i magistrati amministrativi si riuniranno in seduta collegiale. Saranno loro a stabilire se la “favola turistica” di Tavolara Bay debba fermarsi prima ancora di nascere o se le coste della Sardegna dovranno prepararsi a una nuova era di cemento d’autore.
