Nuoro. Mamma di Ythan: “Abbiamo preteso la sicurezza, ora pretendiamo la verità”

Salvatore

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Nuoro. Mamma di Ythan: “Abbiamo preteso la sicurezza, ora pretendiamo la verità”

venerdì 27 Marzo 2026 - 05:30
Nuoro. Mamma di Ythan: “Abbiamo preteso la sicurezza, ora pretendiamo la verità”

Noelia Pisanu davanti al rudere (foto S.Novellu)

NUORO – A due anni dalla tragedia che ha sconvolto il Capoluogo barbarcino, abbiamo raccolto la testimonianza di Noelia Pisanu, madre di Ythan Romano, il giovane rimasto vittima insieme all’amico Patryk Zola del crollo di un rudere in via Dessanay. L’incontro avviene in un momento significativo, poco dopo che l’area del dramma è stata finalmente sgomberata dalle macerie. Noelia Pisanu tiene a precisare con fermezza che questo intervento di bonifica non è stato un atto spontaneo o di ordinaria amministrazione da parte delle autorità o della proprietà, ma il risultato diretto delle insistenti sollecitazioni rivolte da lei e dal marito Damiano Romano al Comune e agli ex proprietari del fondo. Solo due settimane fa, i genitori avevano segnalato formalmente lo stato di estremo pericolo in cui versava il sito, dove i resti del rudere demolito a fine dicembre 2025 giacevano ancora a vista, protetti soltanto da un fragile nastro bianco e rosso puntualmente divelto dal vento.

Divieto d'accesso all'area del crollo (foto S.Novellu)

Divieto d’accesso all’area del crollo (foto S.Novellu)

Secondo quanto riferito dalla madre di Ythan durante l’intervista, l’assenza di una recinzione adeguata rendeva l’area facilmente accessibile a chiunque, alimentando una situazione di rischio che la famiglia non ha voluto tollerare ulteriormente per rispetto della memoria dei due ragazzi e per la sicurezza della cittadinanza. A seguito della loro decisa denuncia, il sito è stato finalmente ripulito dai detriti e sono comparsi i cartelli che indicano il divieto di avvicinarsi, ma per Noelia Pisanu la questione non si esaurisce con la semplice messa in sicurezza del terreno.

Ythan Romano (foto SNovellu)

Ythan Romano

Il dolore per la perdita del figlio resta infatti indissolubilmente legato a una vicenda giudiziaria che la famiglia continua a ritenere profondamente ingiusta, poiché le indagini hanno individuato nei due giovani gli unici responsabili del crollo, scagionando completamente i proprietari. A due anni da quel tragico primo aprile del 2024, il grido della famiglia Romano rimane un appello accorato affinché il caso venga riaperto e si giunga a una verità processuale che riconosca ogni responsabilità per quanto accaduto a pochi passi dall’oratorio dei Salesiani.

L’INTERVISTA:

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