NUORO – La facciata della Casa della Comunità San Francesco, in via Demurtas, questa sera è stata illuminata di arancione. L’iniziativa, promossa dall’ASL 3, adotta il colore ufficiale della federazione Cure Palliative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.
L’11 novembre coincide con la ricorrenza di San Martino, una data che, come spiega il direttore dell’Unità Operativa Hospice e Cure Palliative dell’ospedale Zonchello di Nuoro, Salvatore Salis, ha un profondo significato simbolico. «Il termine palliativo deriva dal latino pallium (mantello) ed evoca l’idea di protezione. Come il mantello di San Martino ha protetto il mendicante sfinito dalla stanchezza e dal freddo, così le cure palliative vogliono alleviare la sofferenza fisica e psicologica di ogni persona affetta da una malattia avanzata e inguaribile», ha dichiarato Salis.
L’attenzione dei professionisti, come sottolinea il direttore Salis, si concentra su ogni aspetto della cura, «prestando attenzione all’aspetto della comunicazione e della spiritualità, affinché il malato possa scegliere come e dove trascorrere il tempo che resta, scegliere dove morire e chi avere accanto, senza perdere mai la propria dignità». L’accesso alle cure palliative è definito dal medico come un «diritto universale, sancito anche dalla legge 38/2010». Nonostante ciò, i dati nazionali dimostrano che l’assistenza è ancora insufficiente.
«Ogni anno in Italia necessitano di cure palliative circa 500mila persone adulte – spiega Salis – ad accedervi però è solo 1 malato su 4». Di questi, continua il direttore, il 60% è affetto da patologie croniche degenerative non oncologiche e il 40% da patologie di origine neoplastica.
