NUORO – Un pezzo di legno, un frammento di una speranza infranta. A Nuoro, nella sede dell’associazione Sud Equo, è stata allestita una commovente e particolare mostra dedicata alle vittime del naufragio avvenuto lo scorso 25 febbraio a largo di Crotone a pochi metri dalla riva del litorale di Cutro. Un unico pezzo esposto: un frammento dell’imbarcazione, battezzato KR46M0: KR come la targa di Crotone, 46 il numero di identificazione della vittima, M per maschio e 0 per indicare la tenera età, meno di un anno. Un nome, un volto, una storia. Quella di un bambino strappato alla vita dal mare, come tanti altri che quel giorno hanno perso la speranza di un futuro migliore.
L’EVENTO – L’iniziativa, promossa dall’associazione Sud Equo e Migrantes, ha coinvolto gli studenti del Liceo Classico G. Asproni, ai quali Rosanna e Nina (delle suddette associazioni) hanno raccontato la tragedia. Una storia che ha commosso profondamente i giovani, chiamati a riflettere sulle cause e sulle conseguenze di queste traversate della speranza che troppo spesso si trasformano in tragedie.
«Erano persone che fuggivano da guerre, da persecuzioni, alla ricerca di una vita dignitosa», hanno spiegato le attiviste. «Provenivano da diverse parti del mondo, dall’Asia Minore all’Africa, e avevano un sogno comune: quello di ricongiungersi con i propri familiari».

Frammenti del naufragio di Cutro (foto Nieddu).
LA STORIA DEL NAUFRAGIO – Persone disperate che partite dalla Turchia volevano arrivare in Italia per ricongiungersi ai propri cari. La rotta era quella balcanica ma a 40 metri dalla costa calabrese, l’imbarcazione si è rovesciata provocando circa 200 vittime di cui solo 94 sono state accertate di queste 34 erano minori. Un naufragio annunciato, secondo molti, a causa dell’assenza di soccorsi e delle condizioni meteo avverse.
La teca con i frammenti dell’imbarcazione rimarrà esposta fino al 18 novembre, allestita all’interno di una vetrina che rappresenta una spiaggia, con scarpe, vestiti per bambini e altri oggetti personali ritrovati tra i rottami. Un’immagine forte e toccante, che invita alla riflessione. In quei giorni sono previsti altri incontri con cittadini e studenti degli istituti superiori.
«L’idea è quella di far viaggiare questo frammento di barca in luoghi che praticano la solidarietà», spiegano dall’associazione Sud Equo. «Vogliamo che sia un simbolo, un monito, per non dimenticare queste persone e per continuare a lottare per i loro diritti».
Intanto, a pochi chilometri dalle coste pugliesi, in Albania, è stato istituito un grande CPR (Centro Permanenza e Rimpatrio), un chiaro segnale di un’Europa che sembra sempre più chiusa e indifferente di fronte alle sofferenze di chi cerca una nuova casa.
La storia di KR46M0 è un monito. Un invito a non abbassare la guardia, a continuare a lottare per un mondo più giusto e solidale.
