Dorgali. Da dicembre manca la logopedista: il calvario di tanti genitori e bambini abbandonati a se stessi

Sonia

Dorgali. Da dicembre manca la logopedista: il calvario di tanti genitori e bambini abbandonati a se stessi

martedì 03 Maggio 2022 - 10:09
Dorgali. Da dicembre manca la logopedista: il calvario di tanti genitori e bambini abbandonati a se stessi

«Tutto è iniziato nel novembre 2019 quando, su consiglio della neuropsichiatra infantile, mio figlio di un anno e qualche mese deve iniziare un percorso logopedico per un ritardo del linguaggio». A questo punto per la famiglia del piccolo inizia il calvario: «Ci avvisano che a Dorgali, dove è presente una sola logopedista per tanti bambini e che questa fa ambulatorio una volta alla settimana, la lista di attesa è molto lunga. Decidiamo di aspettare e visto che per il resto il bambino sta bene, ci illudiamo che  la crescita potrebbe giocare a suo favore e aiutarlo a sviluppare il linguaggio ma non è così».

A parlare è Irene che denuncia che dal mese di dicembre 2021 a oggi il servizio di logopedia a Dorgali è stato sospeso in quanto lo specialista che è andato in pensione non è mai stato sostituito. Un disagio per tante famiglie che per questo tipo di criticità devono aspettare anche due anni prima che il servizio pubblico sanitario chiami per la prima visita, la soluzione è quella di rivolgersi al privato ma non tutti possono permettersi costi che oscillano tra i 40 ai 100 euro a seduta.

«Finalmente a maggio del 2020 – racconta Irene – veniamo contattati per iniziare  le sedute specialistiche a Dorgali.  Questa potrebbe essere considerata una vittoria ma è una battaglia dura da affrontare per il bambino e per la famiglia. Si modifica la routine quotidiana di un figlio così piccolo che dovrebbe pensare solo a giocare e frequentare l’asilo e soprattutto per noi genitori inizia a a sopraggiungere la consapevolezza del problema e cercare di affrontarlo facendo coincidere il lavoro con gli appuntamenti delle terapie». Poi, dopo gennaio 2022, nuovamente il buio: «Siamo stati noi genitori costretti a trovare una soluzione: nessuno ha chiamato dal servizio sanitario pubblico per darci supporto e sono stata io come madre a documentarmi  anche a rivolgermi a una struttura privata ma le liste sono lunghe e i costi proibitivi» afferma Irene che prosegue: «Dopo l’ennesima chiamata alla neuropsichiatra, veniamo indirizzati al centro di Orosei  solo apparentemente  vicino ma faticoso per un bambino di quasi tre anni e per le famiglie che devono ricominciare a far conciliare il tutto. Ci riteniamo comunque fortunati perché molti ancora aspettano che si liberi un posto o che vengano chiamati da altre parti o altri ancora viaggiano a Nuoro o in altre zone della Sardegna».

«Noi genitori ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni, nessuno ci ascolta anzi ci hanno consigliato di fare gesti plateali per riottenere un servizio di  cui abbiamo diritto perché ci hanno detto che solo così forse potremmo risolvere».

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