NUORO. L’episodio risale alla notte tra il 26 e il 27 gennaio. Sono appena trascorse le due; una donna si sente male, non riesce più a respirare e avverte una forte oppressione toracica. Fortuna vuole che il figlio, residente in un paese dell’hinterland, in quel momento e per puro caso stia dormendo a casa con lei. Lui è un volontario del 118 e non esita a allertare la centrale operativa del 118 che, non essendo disponibile la medicalizzata, invia sul posto la squadra più vicina disponibile, ovvero la Don Bosco.
La protagonista della vicenda ha 59 anni, tre dosi di vaccino effettuate ed è affetta da una malattia autoimmune. Dopo la prima anamnesi i soccorritori intuiscono che i problemi respiratori non sono riconducibili al Covid, la caricano subito in ambulanza e volano verso il Pronto Soccorso. La donna nel frattempo non riesce a respirare ed è sottoposta a ventilazione forzata tramite maschera di ossigeno; dopo l’accettazione viene trasferita in Cardiologia dove gli esami confermano: si tratta di un’enfisema polmonare dovuto a scompenso cardiaco; parte la somministrazione delle terapie e, piano piano, inizia la fase di ripresa.
Una storia finita bene, dunque, ma non basta. Il figlio della donna il giorno dopo ci contatta in quanto, da operatore che ha vissuto in prima persona tanti episodi analoghi (lui lavora con un’altra associazione di volontari), vuole ringraziare con tutte le proprie forze i colleghi della Don Bosco, il personale del Pronto Soccorso e, soprattutto, i medici del reparto di Cardiologia per la professionalità, la gentilezza e l’estrema disponibilità mostrata in quei drammatici frangenti.
Quello appena raccontato è un episodio positivo, che sembra essere in antitesi con i tanti negativi che, a torto o a ragione, soprattutto da quando la pandemia oltre a non dare tregua a mostrato tutti i nervi scoperti di una Sanità sempre più depauperata, vengono registrate ogni giorno; un segno che al di là di come la macchina si muove nel suo insieme, essa è composta da uomini, e gli uomini in molti casi hanno un volto umano, una conoscenza profonda della propria professione e delle capacità di gestione delle emergenze fuori dal comune.
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