In questa notte di Natale e in questo tempo in cui il Covid sembra riprendere vigore mutando per l’ennesima volta il proprio volto, riceviamo un messaggio accorato, quello di un soccorritore che, come tanti colleghi, da oltre un anno ogni giorno si trova faccia a faccia col temuto virus. Ci racconta le sofferenze di tanti mesi di lavoro in prima linea e dell’amara consapevolezza che il ruolo dei soccorritori spesso non è stato adeguatamente riconosciuto e delle reazioni di negazionisti e no vax.
“Sono un soccorritore 118 ormai da tanto tempo e in questi giorni che precedono le feste il mio pensiero va al periodo passato e che purtroppo stiamo ancora vivendo. Da quando è arrivato quel maledetto virus chiamato Covid 19 noi soccorritori abbiamo vissuto e continuiamo a vivere l’inferno: il telefono squillava all’impazzata, una marea di gente chiedeva il nostro aiuto, chi già positivo all’infezione chi no ma comunque la maggior parte di quelle chiamate interessavano problematiche febbrili e respiratorie. Ci è capitato che qualche paziente nascondesse i propri sintomi per la paura di rimanere abbandonato a se stesso. Ma noi soccorritori non ci siamo mai tirati indietro, non è nella nostra indole.
Nel periodo più terribile era raro che capitasse un intervento in cui non fossimo costretti a “bardarci”, come diciamo noi per indicare l’indossare tutti i dispositivi di protezione individuale. E con quella “bardatura” ho visto troppe persone soffrire e allo stesso tempo ho provato rabbia nei confronti ti tanti che, soprattutto sui social, con arroganza dava a noi, ai medici e alla stampa dei terroristi, aggiungendo che il Covid non era mai esistito e che fosse tutta una macchinazione; a qualcuno ho risposto di provare a fare almeno un turno insieme a noi, “bardato” come noi, per toccare con mano ciò che noi da mesi ci trovavamo ad affrontare ogni santo giorno, e spesso più di una volta al giorno. Poi ci sono i cosiddetti “no vax”, ai quali vorrei chiedere di mettere da parte l’egoismo, di fare un passo indietro e di provare ad avere fiducia nella scienza.
Nel corso dei mesi, infine, si sono sprecati gli elogi nei confronti di medici e infermieri, nei nostri confronti, invece, mai una parola. Nessuno si è posto il problema che noi soccorritori siamo stati e siamo ancora sempre in prima linea, siamo stati e siamo i primi ad entrare in contatto con questo nemico invisibile, in occasione di ogni intervento, prima ancora che questo varchi la soglia degli ospedali; dovremmo pertanto essere giustamente tutelati e il nostro ruolo adeguatamente riconosciuto, oltre che sotto il punto di vista salariale, con una indennità di rischio.
Concludo con l’augurio che in questa notte di Natale, il mio messaggio raggiunga anche chi muove i fili della Sanità, a livello regionale ma anche nazionale.

Non è vero che non si è posto il problema dei soccorritori, sappiamo benissimo che siete in prima linea e che senza di voi noi siamo spacciati. Per tutto quello che fate, l’anno scorso a Novembre nel pieno della terza ondata, io e la mia classe seconda D della scuola media G. Deledda di Nuoro abbiamo affisso nel nostro cortile della scuola, posizionato difronte al pronto soccorso del San Francesco, un cartello: NON MOLLATE. Grazie di ♥️