In questi giorni fa un caldo terribile, a volte micidiale, nel senso più drammatico della parola come dimostrano le ultime tragedie in Sardegna.
Spesso ci rifugiamo in riva al mare: non sempre però spiaggia e tuffi sono il migliore rimedio all’afa di questi giorni. “Bisognerebbe valutare le situazioni specifiche per capire cosa sia successo nelle ultime tragedie – spiega Emilio Valllebona, direttore di Medicina Generale del Policlinico Duilio Casula, l’azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari – Ma, parlando in generale, soprattutto bambini e anziani dovrebbero evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde. Una parola chiave, quando c’è caldo, è idratazione.
Bisogna bere, anche quando, e in certe situazioni può accadere, non si sente lo stimolo della sete. La temperatura elevata comporta inevitabilmente una disidratazione importante – argomenta l’esperto – E questa situazione può degenerare in collassi. Pericolosi anche in acqua perché si può rischiare di annegare in pochi centimetri“.
Spesso in estate si cerca di recuperare linea e forma con un surplus di sport. Ma il lavoro spesso suggerisce parentesi improbabili, tipo la partita a calcio o a tennis o la corsetta nella pausa pranzo. “No, guai. è assolutamente sconsigliato – risponde deciso Vallebona – Bisogna ritagliarsi spazi per lo sport in orari con la temperatura più confortevole, mai tra le 10 e le 17. Il principio dell’idratazione vale anche per lo sport. Acqua oppure anche bevande che consentano di recuperare i sali persi. Lasciatemi sfatare un mito. Qualcuno dice: non bevo perché altrimenti sudo. È una leggenda metropolitana, bere è fondamentale”.
Tuttavia, non una birra ghiacciata magari dopo una lunga esposizione al sole. “Meglio l’acqua degli alcolici per rinfrescarci – chiarisce ancora il direttore di Medicina generale – Anche perché l’acqua idrata meglio di una birra che viene espulsa più presto dal nostro corpo”. Un altro consiglio fondamentale: attenzione agli sbalzi di temperatura: “Spesso con i condizionatori al massimo dei negozi si rischia di dover sopportare uno sbalzo improvviso tra interno ed esterno di almeno dieci gradi – avverte – Il nostro corpo si adatta alla temperatura interna condizionata. Poi il problema è quello di tornare in strada alla temperatura più alta di dieci gradi. È una situazione pericolosa, ci si espone al collasso. Tutto questo – puntualizza il medico – non per demonizzare i condizionatori: vanno bene, purché non sparati alle temperature più basse”.
