Povero Nivola… artista immenso che concepì lo spazio antistante la casa natale del Vate di Sardegna, il poeta nuorese Sebastiano Satta, intendendolo come opera di carattere unitario, pensato nella sua interezza con pieni e vuoti, con la sua pavimentazione in granito interrotta solo dalle panche che emergono dal nulla insieme agli enormi massi, col colore bianco delle case che vi si affacciano e, infine, con le sculturine in bronzo che trovano spazio, quasi nascoste, tra le forme naturali del granito.
Non è un concetto difficile da afferrare, di cui non si può dire non si sia parlato o che non si sia scritto. Ma è evidentemente come l’idea continui a sfuggire a tanti, che incuranti, continuano a violarlo.
Non discutiamo del cantiere dell’ampliamento di uno dei poli museali cittadini, ovviamente, si tratta di lavoro e non può essere svolto diversamente.
Nel tempo però, l’area continua a essere utilizzata come parcheggio selvaggio dove, soprattutto nelle ore della mattina, le auto sostano per ore, grazie ai varchi lasciati sistematicamente aperti e potendo contare sulla totale assenza di controlli. E pensare che per la sua realizzazione, furono abbattute delle case che ricadevano in quello spazio, e con esse cancellate delle storie, proprio nell’intento di renderlo più decoroso.
Ovunque, inoltre, cassonetti multicolore della raccolta differenziata lasciati in bella vista anche dopo che gli operai di servizio li hanno svuotati, ma questa è un’altra storia, così come è un’altra la sorte che è toccata alla casa natale del poeta cui è dedicata la piazza monumento (APPROFONDISCI), una delle mete più gettonate dai turisti e dagli appassionati d’arte.
E in redazione le segnalazioni in proposito non si contano.
Però continuiamo a immaginare di essere ancora l’Atene Sarda e ci candidiamo a Capitale della Cultura.
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